Per contribuire al dibattito sulla violenza contro le donne, alcuni scelgono il volto tumefatto di Barbie, mitica bambola che, smesse le vesti glamour, diventa per un giorno l’espressione identificativa della brutalità di certi uomini.
Altri preferiscono narrare le storie di chi la violenza l’ha vissuta sulla propria pelle: talvolta devono farlo per testimoniare la sofferenza di una sorella, un’amica, una collega che  non c’è più, inghiottita dal sonno della ragione, per dirla con Francisco Goya.

Altri utilizzano espressioni quali “bestia” e “animale” per connotare gli aguzzini, dimenticando che non esistono, in natura, creature malvagie, al netto dell’uomo,  ma soltanto esseri mossi , semmai, dall’istinto di sopravvivenza e dalla volontà di difendere il proprio territorio.

Noi crediamo che il tema della violenza contro le donne – da quella domestica fino al caso più estremo rappresentato dal  femminicidio, passando attraverso le mutilazioni, le menomazioni fisiche , gli sfregi all’avvenenza e le vessazioni sul posto di lavoro – sia una sorta di matrioska, che racchiude disgraziatamente al proprio interno un’altra sopraffazione, molto più trasversale, quella che si abbatte contro la diversità, intesa come anomalia e mancata osservanza di ciò che reputiamo “normale”.

SHOCKING VIDEO OF TRANSSEXUAL PLEADING FOR LIFE MOMENTS BEFORE BEING BEATEN TO DEATHEccola, la madre di tutte le violenze.
Eccola, la violenza che ha umiliato e portato via per sempre Dandara dos Santos,  brasiliana quarantaduenne picchiata a morte perché transessuale.
Dandara viveva a Fortaleza,  città di 2 milioni e mezzo di abitanti nello stato costiero brasiliano del Ceará ed era amata da tutti coloro che l’avevano conosciuta.

Solare, gentile, disponibile.
È stata assassinata lo scorso marzo, “à luz do dia”, alla luce del sole, come si dice da quelle parti, dove la vita di gay, lesbiche e transessuali vale zero, anche grazie alla complicità di politici di estrema destra quali Jair Boslonaro, parlamentare che fomenta la violenza contro di loro, famoso per avere detto a una collega che non era degna di essere stuprata da lui: poco da aggiungere, se non che il politico è già in corsa come presidente per le elezioni del 2018, e che gode di una popolarità molto vasta.

Quartiere Bom Jardim: Dandara viene raggiunta presso casa sua da un gruppo di balordi, prelevata e picchiata.
Calci e bastonate sferrati con una violenza tale da stupire pure il Brasile, dove le aggressioni ai danni dei trans sono all’ordine del giorno, ignorate dai turisti che continuano a premiare un Paese dove la nozione di diritti umani non esiste.

I capelli biondi intrisi di sangue, le lacrime e le suppliche della donna che implora gli aguzzini di risparmiarla rimarranno per sempre nell’indignazione collettiva, tanto da indurre le stesse autorità carioca ad imprimere alle indagini un’inusuale velocizzazione, che in breve tempo ha portato all’individuazione  e all’arresto di tre adolescenti e due uomini, tutti coinvolti nell’aggressione e nell’uccisione della donna transgender , identificati anche grazie a un video pubblicato su YouTube.

Un testimone che ha assistito a una parte dell’aggressione e che ha voluto rimanere anonimo, ha raccontato al quotidiano brasiliano O Globo che l’assassinio di Dandara dos Santos è stato un vero e proprio linciaggio, e ha aggiunto di aver allertato la polizia per ben due volte al fine di chiederne l’intervento tempestivo, senza ottenerlo.

Probabile, in un Paese dove la commistione tra legge e delinquenza è altissima.
La donna è deceduta per i colpi di arma da fuoco ricevuti e, anche da morta, i suoi aggressori hanno continuato a picchiarla di nuovo con un bastone.

Se ne è andata così, chiedendo a se stessa e a chi la ammazzava il perché.
Ce lo chiediamo anche noi, per Dandara e per tutte le vittime della violenza cieca e senza senso, che ha lo stesso impatto nei  quartieri borghesi e in quelle favelas che nelle telenovele vengono utilizzate solo come espediente narrativo in storie ad alto tasso folkloristico.

Grazie a Dandara, per l’eleganza e la dignità, i soli abiti che ha indossato mentre la uccidevano dopo averla denudata.
Grazie a Dandara per averci ricordato – ne avevamo bisogno, è vero – che non si è donne o uomini in virtù dell’apparato genitale.

Lei, donna, lo è stata davvero, certamente molto di più di tante starlette in cerca d’autore,  coagulando attorno al suo corpo sanguinante la sofferenza dei diversi di tutte le latitudini.

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