Oggi Musumeci spegnerà la sua prima candelina, nelle ultime ore avrà certamente pensato che fare dei bei programmi – per mietere consensi – è più facile che conseguirli.
Però lui lo sapeva cosa fosse la Sicilia, anzi era ed è uno dei pochi politici siciliani che della Regione sapeva anche i reconditi segreti. Non poteva non sapere.
Ma forse dopo la sua elezione non ha valorizzato appieno la sua prerogativa, quella assegnatagli dai siciliani.
La Sicilia aveva, ed ha bisogno, di una scossa integrale, un condensato di sobrietà e di concretezza, di  silente operosità (dopo tanto precedente baccano) e di interlocuzioni istituzionali diverse rispetto a quelle del precedente Governo.

Ed invece la Sicilia è ancora una terra di confine, sospesa più sul vuoto del passato che non protesa verso le opportunità offerte dalle nuove dinamiche di sviluppo di alcune regioni italiane, a cui oggi chiediamo “aiuto” per il loro know-how nei settori dell’emergenza-urgenza sanitaria e della formazione oggi, della gestione dei rifiuti (nominando un assessore che viene da lontano) e chissà, domani, in quali altri settori.

I problemi sono complessi e forse sarebbe utile una preliminare sebbene tardiva ricognizione, la rielaborazione di un nuovo atlante socio-economico-culturale e ambientale della Sicilia. Alla luce di ciò che sta accadendo in queste ore, che ha messo a  nudo la fragilità dei nostri paesaggi.

Ci sono nodi veri, strutturali, antropologici, ma c’è anche la materia prima e grigia dell’intelligenza collettiva: c’è una intellettualità colta e ci sono gli imprenditori liberi e tenaci sui quali contare e con i quali riprendere il percorso.

Se questo primo anno è servito per capire, va bene Presidente Musumeci, la perdoniamo, alla fine a noi comuni mortali non resta che indulgere.
Tuttavia, fin da subito, avvii quel coinvolgimento di massa critica  – le intelligenze – che costituisce la reale affidabilità politica sulla quale può costruire il suo impegno da Governatore. Almeno così potrà iscrivere il suo nome tra i grandi (pochissimi a dire il vero) presidenti della Regione Siciliana.

Inizi con il contenersi e chieda agli assessori di seguire il suo esempio, nell’astenersi dall’esprimere giudizi severi, a volte anche pacchiani, nei confronti del governo nazionale e di chi lo rappresenta nei vari ministeri.
Non perché, sommessamente, lo suggerisce chi scrive ma perché questa è la legge della politica: altrimenti, andrà a finire che a Roma non vi riceverà più nemmeno Francesco. Totti, il capitano, s’intende.

Il suo impegno dovrà essere quello della valorizzazione di un giacimento straordinario di risorse umane, culturali e immateriali che sono in Sicilia e che credono nella loro terra.

Le voglio dare qualche altro giorno di fiducia, caro Presidente, anche se mi verrebbe da dire qualche ora – il tempo è scaduto e sta giocando la partita ai tempi supplementari – considerate le innumerevoli emergenze (molte delle quali ataviche) nelle quali versa tutto il paesaggio siciliano: se nell’immediato non dovesse riuscire a ridare un impulso credibile alla sua azione di governo, né ad affrancarsi dalla labile maggioranza parlamentare che lo sostiene, ne prenda atto.
Dignitosamente e silenziosamente, come è nel suo stile.

Stamattina, più che mai, la Sicilia ha bisogno di Uomini coraggiosi e non di mediocri governanti.