Denuncia chi ruba, mette mani agli appalti e alle commissioni per le invalidità civili, punta alla prevenzione delle malattie e salva vite umane. In una sola frase svolge un lavoro encomiabile!
Eppure a breve il Direttore Generale dell’Asp 6 di Palermo verrà rimosso dal proprio incarico.
Non è una pellicola di Ficarra e Picone, ma è la cronaca dell’assurdo, che si consuma in una Sicilia che non vuole crescere e che si ostina a prediligere l’ingerenza della politica al merito.

Antonio Candela, noto alle colonne della nostra testata per aver protetto l’industria sanitaria petralese (Ospedale e Distretto Sanitario, che ricordiamo essere due entità diverse, ma direttamente controllate dall’ASP), è un “commissario con la valigia in mano”, stante il comunicato divulgato nei giorni scorsi dall’assessore regionale alla salute, Ruggero Razza.

“Poiché la selezione dei nuovi direttori generali è di imminente conclusione, – riporta il documento – la nomina dei commissari è stata formalizzata per 45 giorni e ho avuto modo di chiarire a tutti che, nel rispetto del lavoro della Commissione, si è ritenuto di adottare il criterio di non confermare alcuno dei commissari nominati nella medesima azienda, nell’eventuale scelta discrezionale che presiede alla nomina dei direttori generali”.

Insomma, i Commissari di esami (cui fa riferimento Razza) dovranno compilare, al termine della selezione, una short list di 10 nomi per ogni azienda sanitaria (Asp).
Questa “regola”, discutibile sotto il profilo della legittimità della procedura (il vice presidente della regione Armao potrebbe confortarci sulla veridicità di questa affermazione artigianale) escluderebbe a priori Antonio Candela dall’essere riconfermato all’Asp di Palermo.
Per quale motivo se la Legge lo consente? Il nostro punto di domanda.

Riteniamo inopportuno lo stile di Razza di “mettere le mani avanti” prima della conclusione della selezione. Nessuna riconferma nella stessa Azienda, la sostanza, indi la volontà del Governo regionale e del presidente Nello Musumeci.

L’altro punto di domanda. Quanto sia reale il rischio di una turbativa della selezione?
A maggio scorso, in maniera alquanto folkloristica, ci aveva pensato il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, a gettare un’ombra sulla selezione del manager dell’Azienda più grande d’Europa.
“Ho avuto un po’ di preoccupazione ad accettare o dare suggerimenti su chi potrebbe gestire l’Asp di Palermo in maniera seria. – ha riferito a Live Sicilia – Ho chiamato Milano e mi sono fatto suggerire qualcuno. Chi ho chiamato? Da Gianni Letta a Roma, a Fedele Confalonieri a Milano. Ho chiesto: avete conoscenza di qualcuno che è in grado, all’interno dell’albo nazionale?”
Non ha trovato nessuno, di fatto, in quanto le “condizioni” economiche non sarebbero allettanti e sarebbe stato liquidato con un sorriso e un “non perdiamo tempo”.

Comunque, il buon Miccichè non ha mollato la presa e pare che sia un altro dei suoi “capricci” nominare un suo fedelissimo alla guida dell’Asp di Palermo, soprattutto al posto di Candela.
Con la “consegna”, da parte dell’inquilino dell’Ars di gestire in “maniera seria” la salute di circa un milione e trecentomila assistiti (compreso Linosa e Lampedusa).
Come se Candela fino ad ora l’avesse fatto in modo faceto.

Miccichè ha contezza di cosa è accaduto in questi anni nella gestione dell’Asp di Palermo? L’ennesimo punto di domanda.
Il “commissario con la valigia” (meno di 45 giorni per lasciare il posto ad forzista con in mano una lettera di referenza a firma di Miccichè?), oltre ad avere avuto il merito di avere dimostrato gratuito interesse e professionalità nella gestione dell’intera e complicatissima struttura provinciale (“a picca sordi”, secondo il saggio romano, Gianni Letta), ha quello di avere magistralmente gestito i rapporti con i sindacati (non era mai successo), con i sindaci di 82 comuni (che fanno capo ai Distretti Sanitari dell’intera provincia palermitana) e tutto l’indotto che gira attorno all’Asp ed al suo ingente volume, in termini economici e di prestazioni sanitarie.

Tuttavia ha una responsabilità, quasi un torto, una macchia indelebile. Gli arresti di 5 farmacisti e dipendenti dell’Azienda, per truffa al Sistema Sanitario Nazionale, unitamente a 50 milioni di euro di appalti revocati e circa 3 milioni di euro di revoca per esternalizzazioni delle commissioni di invalidità civile.

Del 53enne, Candela, che guida l’Azienda da cinque anni, sarebbe interessante ascoltare il parere delle 159 mila persone che hanno usufruito, in questi anni,  della brillante iniziativa di “Asp in piazza”. La ribattezzata: carovana della prevenzione.
Anche delle 27 donne, salvate dalla “carovana”, a cui è stato diagnosticato precocemente il tumore alla mammella.

Il presidente Miccichè sa di questo e molto altro ancora?
Se di questo operato è ignaro (?) Palazzo dei Normanni, non è invece sfuggito all’attenzione del Quirinale.
Su quel Colle un altro presidente (di stoffa diversa) si è accorto della buona amministrazione di Candela e delle sue denunce sul malaffare annidato nella sanità.

“Il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Palermo – secondo le motivazioni vergate da Mattarella sulla “medaglia al merito della sanità pubblica” – è stato autore di circostanziate denunzie presentate alla Procura della Repubblica, con conseguente aggravamento dei rischi per la sua incolumità personale. La sua azione ha consentito l’avvio di diversi procedimenti penali a carico di dipendenti dell’Azienda e di soggetti ben inseriti nel tessuto criminale e dotati di risorse finanziarie pressoché illimitate ad essi variamente collegati, responsabili di numerosi episodi di corruzione e di altre azioni illecite a danno del Sistema Sanitario Nazionale. Da evidenziare inoltre l’istituzione a Lampedusa del servizio permanente di ginecologia e pediatria dallo stesso fortemente voluto, che ha permesso agli abitanti dell’isola il facile accesso a prestazioni sanitarie precedentemente fornite solo alcuni giorni a settimana”.

Questo dovrebbe bastare per non “indirizzare”, certamente involontariamente, la commissione d’esame a fare scelte discutibili, anche sotto il profilo della legittimità, oltre che dell’opportunità.

Ed è proprio sull’opportunità che intendiamo concludere questo modesto contributo alla discussione.
Sarebbe, quanto mai, opportuno riconfermare Antonio Candela alla guida dell’Asp di Palermo per i prossimi tre anni. Giusto il tempo di attuare la nuova Rete Ospedaliera, al vaglio in Lungo Tevere Ripa, sede del Ministero della Salute (corre voce che gli stiano facendo le pulci).

Candela, per quanto riguarda la nostra Azienda è l’unico a cui si può chiedere di “lavorare in squadra – parole di Razza – per attuare la strategia di rilancio che in questi mesi abbiamo solo iniziato a realizzare”.
Un nuovo manager, nel ricominciare da capo, si troverebbe a gestire un concitato intervento di pronto soccorso.

Il già designato (?), seppure con le carte in regola, oggetto della desiderata (di quelle che negli ultimi settantanni hanno rovinato la Sicilia) segnerebbe il passo per tre anni ma porterebbe a casa il merito di avere dato opportuna continuità ad un’operazione chirurgica (piena attuazione della nuova Rete e dei percorsi di legalità, coraggiosamente intrapresi) che aspetta solo di essere opportunamente ricucita.

Se il governo regionale, nella sua interezza, dovesse fare altre scelte, rispetto a Candela, segnerebbe veramente l’ennesima sconfitta.
Giuseppe Antoci (Parco dei Nebrodi), docet.

P.S. Lungi da noi volere dare lezioni di politica ad alcuno.