Tutto inizia nel maggio di quest’anno, quando la giunta regionale approva il documento di Strategia d’Area “Madonie resilienti: laboratorio di futuro” , nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali di investimenti europei 2014/2020.
I tre assi rappresentati da scuola, viabilità-trasporti e sanità sono quelli beneficiari delle risorse, circa quaranta milioni in tutto, destinate ai 21 Comuni madoniti: una spesa legittimata dalla deliberazione 172 del 21 aprile scorso, con la quale, di fatto, l’esecutivo Crocetta dà mandato al dipartimento regionale della Programmazione di “porre in essere tutti gli adempimenti” finalizzati all’impiego dei fondi e, successivamente, alla loro rendicontazione.

Contestualmente, i Consigli comunali delle municipalità interessate, danno vita all’Unione dei Comuni delle Madonie che, ad oggi, si configura come la più grande Unione dei Comuni d’Italia.

Una delle condizioni dettate dalla Snai (Strategia Nazionale Aree Interne) è stata la “forma pattizia”, ovvero i Comuni dell’area destinataria delle risorse avrebbero dovuto condividere almeno cinque funzioni. In convenzione, come hanno fatto le altre aree prototipali della Sicilia, o sotto forma di Unione dei Comuni.

Secondo qualcuno, però, le procedure che hanno condotto all’allargamento dell’ex Unione delle Petralie e dell’Imera Salso, ridenominata, appunto, “Unione dei Comuni delle Madonie” sarebbero state illegittime e avrebbero violato la normativa regionale: a sollevare dubbi sulle modalità della costituzione è l’ex primo cittadino di Castellana Sicula Pino Di Martino che, in una nota di qualche mese fa, ha denunciato “la deriva dirigista in capo ad un ristretto gruppo di potere che si è insediato ai vertici delle istituzioni”.

Il riferimento, per nulla velato, è rivolto a Pietro Macaluso, sindaco di Petralia Soprana, rieletto alle ultime consultazioni elettorali di giugno e presidente dell’Unione dei Comuni Madonie e ad Alessandro Ficile, presidente dell’Agenzia di Sviluppo Locale delle Madonie, nonché coordinatore tecnico della Strategia Area Interna Madonie, accusati dall’ex sindaco di Castellana, peraltro nella qualità di socio, ormai ex , dell’Unione dei Comuni in capo alla SNAI,  di avere violato leggi, regolamenti e consuetudini.

Un je accuse che Di Martino ha rivolto anche ai Consigli comunali di Alimena, Aliminusa, Caccamo, Castelbuono, Collesano, Gangi, Gratteri, Isnello, Montemaggiore Belsito, Pollina, San Mauro Calstelverde, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Blufi e Bompietro, rei di avere delegato i rispettivi sindaci a sottoscrivere il documento costitutivo.
Documento costitutivo che, di fatto, Di Martino, su espressa delega del Consiglio comunale castellanaese, sarebbe stato a sua volta costretto a sottoscrivere.

Per farla breve, Di Martino ha sempre sostenuto – e, in verità, non è stato il solo – la violazione, da parte degli amministratori coinvolti, dell’articolo 41 della legge regionale 15 del 4 agosto del 2015 che  riordina gli Enti di area; diversa, sempre secondo l’ex sindaco, sarebbe la posizione di Polizzi Generosa, Geraci Siculo, Caltavuturo, Scillato e Sclafani Bagni, che si sono limitati a sottoscrivere una convenzione decisamente “più opportuna” e nel perimetro delle regole esistenti, relativa alla gestione di servizi e funzioni in comune tra le varie municipalità.

Accuse che Macaluso e Ficile  hanno respinto con fermezzain una nota dell’8 agosto scorso, (a firma autografa solo di Ficile) auspicando le scuse ufficiali da parte di Di Martino e degli altri oppositori, tra i quali un non meglio specificato “organo di stampa locale che in questi mesi si è prodigato in lunghi e farneticanti articoli sulla legittimità delle procedure adottate e sulle violazioni di legge ancora una volte compiute (sic!)”.

La levata di scudi dei firmatari, della succitata nota, è consequenziale ad una lettera che l’Ufficio Ispettivo dell’Assessorato regionale alle Autonomie locali ha inviato al sindaco, pro tempore, di Castellana Sicula, quindi al Segretario dell’Unione che ha rogato l’atto costitutivo della nuova Unione dei Comuni.

Nella missiva, di fatto, i due funzionari dichiarano che l’Ufficio che rappresentano sarebbe incompetente a dirimere la vicenda sollevata dall’ex sindaco di Castellana Sicula, in quanto la nuova normativa regionale avrebbe “riassegnato le competenze” del servizio ispettivo.

Il Servizio III di via Trinacria, tra le altre mansioni, che non rientrano nell’esposto di Di Martino, disporrebbe ispezioni ravvisando l’inosservanza “delle leggi e dei regolamenti”: quindi Di Martino, denunciando la violazione dell’articolo 41 della legge 15/2015, avrebbe preso un grosso abbaglio.

Tuttavia, nell’esposto che Di Martino ha inviato il 18 aprile scorso, il Servizio III, diretto da Filippo Gagliano, non compare tra i destinatari; sarebbero altri i soggetti dai quali l’ex primo cittadino di Castellana Sicula si aspettava una risposta.

La risposta non si è fatta attendere: il 10 agosto, da Londra, Di Martino ha diffuso una dichiarazione con la quale, ancora una volta, contesta la “patente di legittimità amministrativa” alla nuova Unione dei Comuni, disconfermando così il contenuto della nota divulgata dai due presidenti, sulla scorta di un’ ulteriore circolare siglata da due responsabili del Servizio III del Dipartimento Autonomie Locali.

Di Martino contesta inoltre le modalità di comunicazione “discutibili” e “l’arroganza, la prepotenza e lo scarso senso istituzionale del gruppo di potere che manovra e determina, con artifizi di dubbia legittimità ed efficacia, tutti gli accadimenti amministrativi, politici ed istituzionali più importanti e significativi nelle Madonie”.

Marianna La Barbera