Alle strette i dipendenti comunali che qualche giorno fa sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari perché indagati per falsa attestazione di servizio e truffa in concorso. Tutti si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere. Ieri (14 settembre) presso il Tribunale di Termini Imerese, si è svolto, davanti al gip, Stefania Galli, l’interrogatorio di garanzia. Secondo il pubblico ministero, Guido Schininà, i 23 dipendenti comunali si sarebbero scambiati favori, coprendosi a vicenda quando si assentavano dal lavoro.

Questi i nomi degli indagati: Antonello Ambra, Antonino Cosentino, Ignazio Demma, Marcellino Di Maio, Antonio Di Novo, Salvatore Castelli, Francesco Farruggia, Antonio Saladino, Francesco La Mantia, Rosetta Polizzi, Giuseppe Di Lisi, Salvatore Montimoregi, Giacomo Scimeca, Rosario Arcodia, Giuseppe Battaglia, Giovanni Conigliaro, Salvatore Corso, Roberto Cangelosi, Antonino Salemi, Salvatore Tucciarello, Antonino Egiziano, Agostino Demma Carà.

Inoltre, nella lista spunta in prima fila il nome di Carlo Ventimiglia, già accusato nel marzo scorso, è stato licenziato in forza alla legge ” Madia”  . Quest’ultimo -secondo l’accusa- entrava nel sistema informatico del Comune e modificava l’orario del terminale di rilevazione delle presenze, inseriva la timbratura corrispondente all’orario di inizio o fine lavoro, allontanandosi o ritardando il suo arrivo in ufficio. Gli altri dipendenti, invece, si accordavano per timbrare a turno, scambiandosi i badge personali.

Tuttavia, i 23 dipendenti non rischiano il licenziamento in quanto il reato contestatogli sarebbe stato consumato prima dell’entrata in vigore della legge Madia. Per loro, qualora le accuse venissero confermate, si procederebbe a delle sanzioni disciplinari.

Ma a questo punto è lecito porsi una domanda,ma i dirigenti  da cui dipendono tutti gli indagati coinvolti nell’inchiesta, nel tempo hanno svolto un’azione adeguata di controllo?

 

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