Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Franco Scancarello, originario di Geraci Siculo, dipendente regionale, ex assessore ai Servizi Sociali della Provincia Regionale di Palermo,  a testimonianza e ricordo del drammatico 19 luglio 1992, quando persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.

 

Il mio ricordo di quel giorno, il mio impegno civico e personale 

 

Oggi la memoria non può che riportarmi a quel giorno, il 19 Luglio 1992, una tranquilla ed assolata domenica pomeriggio. Mi trovavo a Geraci Siculo nella mia prima abitazione in attesa di partecipare alla somministrazione del sacramento battesimale del mio nipotino Calogero.
Si interrompe il programma televisivo che stavo distrattamente seguendo, edizione straordinaria del telegiornale, la notizia terribile della strage di via Damelio annunciava la fine della esistenza terrena di Paolo Borsellino che portava con se anche i suoi angeli custodi Emanuela, Agostino, Claudio, Vincenzo e Walter. Sono rimasto impietrito ma non stupito, era una notizia che in molti avevamo messo nel conto, primo fra tutti lo stesso Paolo. Niente e nessuno avevano potuto o voluto fermare l’esecuzione capitale che la Cupola Mafiosa aveva emesso nei confronti di Lima prima, di Giovanni e Paolo dopo.
In quegli anni mi toccava di ricoprire l’incarico di Assessore ai Servizi Sociali della Provincia Regionale di Palermo, quindi ho vissuto quelle esecuzioni da un posto in prima fila, ho tanto pianto e riflettuto sull’impotenza dello stato e delle Istituzioni Tutte.
La mia decisione allora fu, e rimane ancora oggi, quella di continuare a credere, nonostante tutto, che quello della Mafia, come ci insegnava Falcone, “era un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani, destinato a essere sconfitto”.
Questa speranza mi ha dato la forza di rimanere nella mia terra a cercare di fare la mia parte, senza ostentarla, combattendo il fenomeno mafioso e la mafia dei professionisti dell’Antimafia.

L’ho fatto sempre, anche se a mio modo. La sventura mi ha portato pure a vedere persone a me vicine sbattere contro questo fenomeno ed a vedere stravolta la loro vita, quella dei loro cari e quella dei loro amici sinceri. Mai però mi è balenata l’idea di passare dalla parte degli ignavi, come molti fino ad oggi mi consigliano.
Lo devo all’esempio di Giovanni e Paolo e prima ancora di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Lo devo al rispetto che tutti dovremmo portare ai loro figli ed ai figli di tutte le vittime della mafia, ho avuto la fortuna di conoscere e parlare personalmente con uno di loro, il dott. Manfredi Borsellino. Più di tutto lo devo però alla mia coscienza di uomo libero, ma impegnato nelle istituzioni, di cattolico praticante e alla educazione che ho ricevuto di non inchinarmi mai di fronte a nessun uomo, per potente che esso sia.
Grazie Paolo, Grazie Giovanni, Grazie Carlo Alberto e grazie a tutti i veri martiri della Giustizia, della libertà e della verità.

Franco Scancarello franco scancarello