“Sorgenti Presidiana” ha interrotto il servizio di potabilizzazione al servizio impianto di distribuzione idrica del Comune di Cefalù. Il Comune si sarebbe immediatamente attivato per garantire l’erogazione idrica. Scongiurata l’emergenza.
Con ordinanza sindacale, Rosario Lapunzina, nella qualità di Autorità Sanitaria Locale, ha affidato l’incarico, ad una ditta specializzata, a provvedere, con somma urgenza, alla periodica verifica dei livelli di approvvigionamento idrico all’interno delle vasche di accumulo del serbatoio urbano e del serbatoio di Croce Parrino e al dosaggio di cloro, all’interno delle stesse, al fine di garantire dal punto di vista igienico sanitario il rispetto dei parametri microbiologici e batteriologici dell’acqua immessa nella rete idrica cittadina.  L’approvvigionamento idrico dovrebbe essere garantito in tutte le fasce orarie ed a tutte le tipologie d’utenze. 

Al momento l’acqua immessa nella rete idrica di Cefalù, di fatto, non è potabile. Non lo è fin dal 17 giugno 2016 e lo ha ammesso lo stesso Sindaco nell’ordinanza n° 50 di quell’anno, in quanto si sarebbe riscontrato il superamento dei limiti di cloruro e sodio. Buona per tutto, tranne che per il consumo umano.

«Con la chiusura del potabilizzatore la clorazione consentirà di mantenere sotto controllo i livelli batteriologici e microbiologici dell’acqua distribuita in rete», ha dichiarato Lapunzina, in una nota diffusa in queste ore.

«Al contrario di quanto accade anche in comuni vicino al nostro a Cefalù, – continua Lapunzina – non vi è una carenza di risorsa idrica, ma l’erogazione discontinua è dipesa finora dal fatto che l’impianto di potabilizzazione, gestito dalla società “Sorgenti Presidiana” produceva la quantità minima contrattuale di 6500 m³ giornalieri, a fronte degli oltre 10.500 m³ giornalieri prodotti in passato durante la stagione turistica».

Il Comune di Cefalù si era impegnato a garantire la prosecuzione del servizio di potabilizzazione, attraverso la richiesta all’Autorità Territoriale Idrica (ATI) di Palermo, ma gli uffici finanziari del Comune avrebbero richiesto l’autorizzazione dell’ATI ad anticipare la somma di euro 500 mila euro alla società “Sorgenti Presidiana”, quale acconto per le maggiori somme dovute. Il comune si sarebbe riservato di rivalersi nei confronti dal gestore del servizio idrico non appena l’ATI l’avesse individuato.

«Tuttavia – afferma Lapunzina – non siamo mai stati disposti ad accettare che per mantenere gli altissimi costi di potabilizzazione e di energia elettrica, a seguito di un contratto stipulato nel 2000, si pretenda di raddoppiare le tariffe, cosa peraltro impossibile per legge, facendo ricadere solo sui cittadini di Cefalù le diseconomie degli altissimi costi di potabilizzazione che vanno, invece, suddivise tra tutti gli 82 comuni della provincia di Palermo, nel rispetto dei principi del gestore unico d’ambito e della tariffa unica d’ambito, previsti, entrambi, dal legislatore nazionale».
I costi di potabilizzazione superano i 4 milioni di euro l’anno ed il comune ne riesce a recuperare circa 2 milioni. Cefalù è un comune in dissesto, non può gestire per legge il servizio idrico, ed in ogni caso deve avere la copertura dell’80% dei costi totali dell’impianto “Presidiana”.

«La chiusura del potabilizzatore – tuona Lapunzina – se, da un lato, non determina l’interruzione dell’erogazione idrica, dall’altro non fa venire meno sia l’assoluta urgenza di individuare il gestore del servizio idrico, nel rispetto delle norme di legge, sia del diritto dei cefaludesi di avere acqua potabile ad un prezzo possibile. Per questo abbiamo già chiesto al Presidente della Regione di avvalersi dei poteri sostitutivi nei confronti della Autorità d’ambito. Qualora entro 30 giorni non lo facesse attiveremo la procedura prevista dalla legge con la richiesta dell’esercizio dei poteri sostitutivi al Presidente del Consiglio dei Ministri, attraverso l’Agenzia Nazionale dell’Energia, dell’Acqua e del Gas».

«Abbiamo interrotto la potabilizzazione – ha dichiarato Vezio Vazzana, amministratore della “Sorgenti Presidiana” – in quanto la società che rappresento non è più nelle condizioni di anticipare soldi per l’acquisto dei reagenti utilizzati per potabilizzare l’acqua oltre ai costi di gestione dell’impianto».

«Il primo agosto abbiamo comunicato ufficialmente – chiosa Vazzana – che avremmo continuato a produrre acqua potabile ancora per alcuni giorni e ciò fintanto che verranno ad esaurirsi le scorte di magazzino dei reagenti chimici. Abbiamo indicato pure la data».

Alle ore 11 del 12 agosto le scorte sono terminate e come anticipato la “Sorgenti Presidiane” non è stata più nelle condizioni, attraverso il processo ad osmosi inversa, di rifornire di acqua potabile il serbatoio urbano.

Tutto in stand-by, fino al rientro dalle ferie della ditta che rifornisce il reagente chimico alla società che potabilizza. Dal 1 settembre in poi gli impianti potrebbero iniziare a funzionare a fronte del versamento di almeno 500 mila euro, quale acconto degli oltre tre milioni di euro vantati dalla “Sorgenti Presidiana”.

Una situazione paradossale quella di Cefalù, sfuggita di mano alla politica ma sopratutto, cosa ancor più grave, a chi avrebbe dovuto mediare tra le parti.

Da un lato l’amministrazione comunale di Cefalù, rappresentata negli ultimi cinque anni da Rosario Lapunzina, che ha fatto gli interessi della comunità e dall’altra l’impresa che con un project financing ha realizzato l’opera, anticipando l’investimento da recuperare in 25 anni, dalla messa in esercizio dell’impianto, che ha diritto di realizzare utili.

Al momento è materia per gli avvocati delle parti, gli unici che guadagneranno su questa incredibile vicenda. Ma il tema non è questo, bensì chi dovrà sostenere i maggior costi che derivano dalla gestione dell’impianto e che ammontano ad oltre 2 milioni di euro.

La politica si è cacciata in questa storia, in salsa siciliana e la politica deve tirarsi fuori, nell’interesse dei fruitori del servizio, dell’impresa che ha investito ma sopratutto dell’immagine della Perla del Tirreno.