È morto Totò Riina, ma non la mafia. Attende adesso una fase di transizione dagli esiti tutt’altro che certi. «La sfida è aperta. Non possiamo perdere tempo. Lo Stato deve saper dimostrare che sa passare dall’antimafia del giorno dopo all’antimafia del giorno prima.» E’ la riflessione di Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione nazionale antimafia (oggi membro della stessa).
Secondo il senatore vanno messi subito a fuoco alcuni scenari possibili.

In primo luogo un ritorno definitivo di Cosa Nostra a un ritmo ritmo di tipo collusivo: «Verrà premuto il grilletto solo quando necessario e per “operazioni chirurgiche” all’interno e, solo quando è inevitabile, anche all’esterno – sostiene Lumia -. Una stabilizzazione del quadro attuale interno all’organizzazione, con una guida e una strategia più adeguate e credibili rispetto a quelle dei corleonesi di Riina, Provenzano e Bagarella.»

Ciò comporterebbe una chiara dimostrazione del fatto che «Sparare e uccidere è necessario lo si fa senza esitazioni – aggiunge il senatore -. Un messaggio chiaro ai cittadini riottosi, agli imprenditori che denunciano, ai rappresentanti delle istituzioni che esagerano in strategie e scelte concrete antimafia. Una Cosa nostra che trasmette al suo interno una parte del dna dei corleonesi»

Si chiuderebbe in tal modo la fase di transizione interna in quanto secondo Lumia «I numerosi boss in libertà per “fine pena”, gli scarcerati, sono pronti ad organizzare il passaggio che la morte di Riina impone. Si riprende il cammino con la pax mafiosa, la sua riorganizzazione per mettere alla guida capi temprati per aver saputo reggere il carcere duro del 41 bis senza tradire o mollare la presa.»

Toto'-Riina-nell'aula-bunker-del-tribunale-di-Caltanissetta-durante-il-processo-per-la-strage-di-Capaci,-in-una-immagine-del-14-novembre-1996.

 

Sono più di trecento nei vari mandamenti mafiosi siciliani i boss che hanno scontato la pena e intenderebbero riprendere le fila. «Famiglie di mafia come i Guttadauro, gli Scotto, i Ribisi, i Guzzino, i La Rocca, i Madonia o i Bontempo Scavo hanno i vecchi fuori ancora arzilli e i giovani rampolli scalpitano pronti a cogliere un’occasione utile per scalare i vertici – sostiene il senatore -. Si aprirà una fase di fibrillazione con esiti probabilmente violenti dal momento che quest’ultima potrebbe essere ostacolata da una linea non condivisa. Tale linea riguarda la scelta del nuovo capo e dei nuovi capi. Matteo Messina Denaro non prende in mano la situazione – continua – perché non vuole lui, per rimanere nella sua latitanza protetta, o perché non lo consentono i boss palermitani che pensano, dopo la dittatura di Riina, di riprendere finalmente in mano la guida di Cosa nostra. Dobbiamo essere pronti anche a questa evenienza.»

Ritornando a Riina, Lumia si domanda cosa rimarrà dei corleonesi. «Non sarà facile succedere alla belva di Totò, “u curtu”. Gli scenari sono tanti, pericolosi e intriganti. Il boss Leoluca Bagarella dentro e il boss Giovanni Grizzafi, il “messia”, fuori, da qualche mese scarcerato per fine pena. Dentro anche il figlio di Riina Giovanni, mentre tutti ricordiamo l’altro figlio, Giuseppe, che solo poco tempo fa nella tv di Stato seppe dimostrare la sfrontatezza e l’arroganza dei Riina nel dire al mondo intero che ci sono e che non si metteranno da parte.»

La strategia dello Stato dovrà essere univoca e determinata: «Occorrerà censire i boss scarcerati per fine pena, braccarli con la confisca di tutti i loro beni e impedire loro di agire ed operare con una azione a tenaglia anche sui loro figli, nipoti e affiliati. spezzare le ossa al sistema delle collusioni con la società, l’economia e la politica per impedire quella continuità che ne legittima la sua permanenza nel potere e nei territori. Le leggi ci sono. Il codice antimafia è operativo da poche settimane. Le conoscenze sono oramai diffuse.»

Senza dimenticare di fare preliminarmente alcune importanti verifiche:«In primis la volontà di agire per aggredire Cosa Nostra prima che si riorganizzi, a seguire la capacità progettuale di sferrare un attacco integrato sul piano sociale e culturale, economico e finanziario, politico ed istituzionale, repressivo e giudiziario e, infine, utilizzare la migliore e più preparata classe dirigente in questa sfida che possiamo e dobbiamo vincere.»