Ormai  ha assunto i contorni di un vero e proprio scontro frontale. Da un lato, c’è un primo cittadino giustamente preoccupato per le disfunzioni nell’erogazione idrica ormai all’ordine del giorno e, dall’altro, una società che rivendica un credito di 1,75 milioni di euro che il Comune non vuole pagare.
Al centro della diatriba c’è una sentenza del Tar, oggetto di interpretazioni  diverse:  le vittime del caos dovuto all’incertezza delle competenze sono i cittadini, costretti a fare i conti con i rubinetti a secco delle abitazioni sparse per le contrade.

Succede nel territorio del secondo polo turistico siciliano, Cefalù, dove ormai è in corso la “guerra dell’acqua” tra la ditta Sorgenti Presidiana Srl, che gestisce il potabilizzatore e il sindaco Rosario Lapunzina, che ha ordinato la requisizione degli impianti che alimentano la rete idrica urbana.

Il provvedimento è stato emesso ieri pomeriggio, ed  è stato notificato all’amministratore unico della società: nel corso dell’accesso all’impianto, effettuato con l’intervento della forza pubblica, è  emerso che i quadri elettrici , dai quali nelle ore precedenti erano stati tolti decine di fusibili, erano stati lasciati alla rinfusa  su un tavolo, con l’impianto privo di targhettature e di documentazione tecnica – che non è stata consegnata, malgrado le richieste – nonostante corra l’obbligo della conservazione sul luogo.

Una vicenda che si inserisce in un quadro conflittuale già molto articolato e che il sindaco ha bollato come «incredibile e vergognosa» .

«Da rappresentante delle istituzioni – spiega Lapunzina – mi sono assunto la responsabilità di adottare un provvedimento di requisizione, per impedire che l’Ospedale Giglio e l’intera città rimanessero privi di acqua: non posso immaginare che non vi siano strumenti per far sì che una persona consegni la documentazione tecnica, indebitamente sottratta dai luoghi, necessaria a ripristinare la funzionalità di un impianto elettrico».

Il sindaco ritiene che qualcuno abbia voluto esercitarsi in operazioni di “smontaggio” e auspica «l’intervento di ogni istituzione preposta a salvaguardia degli interesse e dell’incolumità dei cittadini prevalga sull’arroganza di qualcuno».
“Al di là di quest’ultimo – poco edificante – episodio, l’oggetto della querelle in corso è un altro”, come ha spiegato domenica lo stesso sindaco dal profilo di facebook,  “Nonostante sia vigente l’ordinanza con cui è stato temporaneamente imposto alla società il sollevamento dell’acqua del serbatoio Urbano al serbatoio Croce Parrino  – ha scritto – si è dovuto con sorpresa constatare come, nelle ultime ore, le pompe siano rimaste quasi sempre spente”.

Sì, perché Sorgenti Presidiana – che non ha riconosciuto l’ordinanza del sindaco, declinando qualsiasi responsabilità e che ha anche annunciato di riservarsi di procedere in giudizio a tutela dei propri diritti –  ha comunicato la chiusura definitiva dell’impianto, che è stato spento e posto in modalità conservativa, invitando il Comune a procedere con la presa in consegna delle chiavi.

Lo svuotamento di Croce Parrino, che serve molte zone della città, è apparso come un disagio ampliamente annunciato, poiché già dal mese di agosto Sorgenti Presidiana  aveva sospeso l’attività di trattamento delle acque a causa del mancato pagamento delle fatture pregresse da parte dell’amministrazione comunale.

Quest’ultima non ha, ad oggi, provveduto a sanare il “debito” perché, come ha più volte spiegato lo stesso sindaco, «per corrispondere le somme alla Sorgenti Presidiana occorre l’autorizzazione da parte dell’Assemblea Territoriale Idrica a riscuote gli importi relativi ai consumi».

L’ATI, infatti, è l’unico soggetto legittimato ad affidare la gestione del servizio idrico, e solo a seguito dell’autorizzazione da parte del Consiglio comunale è possibile procedere alla variazione di bilancio necessaria a corrispondere l’anticipazione di 500 mila euro.

Già il 30 giugno scorso, nell’ambito di un incontro svoltosi presso l’assessorato regionale all’Energia, il Comune aveva concordato il pagamento dell’anticipazione, volontà ribadita dal sindaco in una lettera indirizzata alla stessa ditta, al prefetto di Palermo, all’ATI , al presidente della Regione Rosario Crocetta ma anche alla Procura della Repubblica di Termini Imerese.

Cosa accadrà, ora, alla luce della requisizione?
Di certo, è difficile immaginare Sorgenti Presidiana subire passivamente l’ultima mossa del sindaco che, a sua volta,  non ha escluso la possibilità di adottare provvedimenti sanzionatori.

“Il sollevamento di acqua grezza – si legge in un comunicato diffuso dalla società – destinata al serbatoio Croce Parrino è attività di esclusiva competenza da eseguirsi dal gestore del Servizio Idrico Integrato, senza alcuna interferenza con l’impianto di potabilizzazione, peraltro inattivo dal 12 agosto del 2017”.

Proprio in merito alla sospensione della potabilizzazione, nella nota si precisa come essa sia addebitabile al mancato adempimento delle obbligazioni contrattuali da parte del Comune  che, secondo la ditta, avrebbe reso economicamente insostenibile il normale svolgimento  dell’attività.