Potrebbe avere la parvenza di un episodio marginale nel contesto minoritario dei piccoli partiti della sinistra, sempre più specializzata nell’arte della frammentazione. Invece non lo è.
A Palermo, la scelta dell’ex esponente del Consiglio comunale Nadia Spallitta di «interrompere la collaborazione con i Verdi in quanto in disaccordo con la decisione del presidente nazionale Angelo Bonelli di sostenere un nuovo governo a trazione Renzi» assume, nell’ambito dello scenario politico progressista frastagliato sia a livello nazionale che locale, la valenza di una sottolineatura quasi fisiologica: la sinistra vera non può tendere la mano alle istanze espresse dall’attuale PD, alle prese con divisioni e lotte fratricide senza precedenti, responsabili degli ultimi risultati elettorali , certamente poco lusinghieri in Sicilia.

Spaccature che, in realtà, riguardano tutto l’universo della sinistra, come ha sottolineato nei giorni scorsi l’editore ed ex deputato Ottavio Navarra, originariamente indicato come candidato alla presidenza della Regione Siciliana da PRC e altri partiti prima dell’avvio del dialogo con MDP e Sinistra Italiana, schieratisi a sostegno di Claudio Fava.

Spallitta, che fino ad oggi ha ricoperto la carica di coordinatrice provinciale dei Verdi, non ha gradito la svolta renziana del partito, a suo dire poco collegiale perché non sottoposta al giudizio delle assemblee, almeno per quanto riguarda l’isola.

Se confermata, la scelta di Bonelli si configurerebbe, secondo Spallitta  –  sostenuta proprio dai Verdi nella poco fortunata corsa a sindaco di Palermo –  in una soluzione politica in contraddizione con il percorso politico intrapreso de tempo, che comprende la candidatura alle amministrative in contrapposizione alla coalizione PD-Alfano-Cardinale e la partecipazione alla creazione della lista Cento Passi con Claudio Fava presidente.

«Un percorso che non si concilia in nessun modo con le politiche sociali e ambientali dell’attuale governo PD – spiega – mentre ritengo, invece, più coerente dare forza al progetto di quei partiti e di quei movimenti che stanno proponendo un’alternativa al PD stesso».

Alle parole dell’ex esponente del Consiglio comunale di Palermo è seguita una nota –  piccata – da parte dell’ufficio stampa nazionale dei Verdi, nella quale non viene smentito e neppure confermato il possibile sostegno del partito ambientalista al leader nazionale del PD.

«L’ex consigliere comunale – si legge – non ha mai fatto parte dei Verdi, che l’hanno sempre difesa dai continui attacchi della sinistra palermitana con la quale oggi ritiene opportuno doversi alleare , pertanto non ha lasciato il partito perché non è mai stata iscritta: tanti auguri ».

Al di là di ogni possibile valutazione sulle alleanze, fisiologiche per piccoli partiti come i Verdi, è lecito immaginare lo “smarrimento” di quegli elettori – ormai pochi, in verità – del Sole che Ride dinanzi alla scelta del loro leader di tendere la mano a Renzi che, ad oggi, non ha certo messo in cima all’agenda politica del partito le materie che, invece, hanno contrassegnato la storia dell’ambientalismo e dell’animalismo in Italia.

Lo sostiene anche l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), realtà apolitica e apartitica, che bolla il governo Renzi come il più anti-animalista  e anti-ecologista della storia italiana: dal massacro delle nutrie alla “cancellazione” dei controlli sul territorio, con la soppressione della Polizia Provinciale e l’assorbimento del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri, passando per la mancata impugnazione di leggi regionali che estendono o favoriscono la caccia, fino a provvedimenti quali l’autorizzazione delle Province autonome di Trento e Trieste a sparare a marmotte e orsi e al sostegno conclamato del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – disponibile all’abbattimento di una sessantina di lupi – alle lobby rappresentate da cacciatori, allevatori e agricoltori, senza dimenticare i tagli praticati dal ministero della Salute ai fondi per la prevenzione del randagismo, l’abbandono di metodi ecologici per il contenimento dei cinghiali a favore delle attività venatorie, pare che nessuno ad oggi sia riuscito a fare di peggio.

Ed è difficile immaginare che la comunità dei Verdi, seppure esigua, possa esprimere il proprio sostegno a un partito che ha promosso l’introduzione della nozione di “orso dannoso”, ritenuta l’anticamera degli abbattimenti, e alla riforma della legge sui parchi, dichiaratamente a favore delle doppiette.

Considerazioni che, di certo, non sono sfuggite a un’osservatrice attenta quale Nadia Spallitta che, al di là degli esiti deludenti delle amministrative, gode ancora di stima e considerazione da parte di quell’elettorato “left” che valuta prioritarie le tematiche riguardanti la tutela della biodiversità e la conservazione ambientale.

«Sono convinta –  spiega Spallitta – che il mio pensiero sia condiviso da buona parte degli ambientalisti siciliani: d’altra parte, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del territorio e la creazione di formule di produttività eco-compatibile non sono prerogative esclusive dei Verdi ma questioni fondamentali che proprio la coalizione SI-MDP- Possibile e Società civile affermano come priorità».

Non è tutto.
Come spiega la stessa ex esponente del Consiglio comunale, alla base della decisione di interrompere il percorso intrapreso con i Verdi, vi sono ulteriori ragioni, a partire dalla necessità di «mettere in discussione le politiche liberiste e le riforme del PD, dalla scuola al Jobs Act che, di fatto, stanno devastando l’economia locale e nazionale, rendendo impossibile uno sviluppo socio-economico del Paese ».