“Favorire lo sviluppo delle Comunità locali, deve assurgere a impegno morale nei confronti dei giovani che, in cerca di lavoro, sono costretti a migrare lasciando i loro luoghi natii”. È una parte del discorso che il Vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante, ha rivolto lo scorso 19 ottobre agli amministratori dei comuni ed ai rappresentanti delle società partecipate, che ricadono nel perimetro della Diocesi ed all’assessore al Territorio, Toto Cordaro. Era presente anche il Commissario straordinario del Parco delle Madonie, Salvatore Caltagirone.

L’Ente, rappresentato da Caltagirone, nominato al termine del mandato di Angelo Pizzuto, – dopo una breve parentesi di commissariamento con Giuseppe Carapezza –  negli anni è stato ridotto ad una  “Cenerentola”.
È servito soprattutto, rispetto alla politica, che l’ha istituito nel 1989 e fino ai giorni nostri, per mantenere decine di posti di lavoro (attualmente una settantina, nell’immaginario collettivo, a torto, è considerato solo uno stipendificio) e per pagare le quote di partecipazione – abbastanza salate – nelle due società a partecipazione pubblica che insistono sulle Madonie: la So.Svi.Ma spa ed il Gal ISC Madonie (rispettivamente: €19.200 ed € 22.800, annui), oltre circa 9.500 euro di obolo versato ogni anno alla Fondazione Borgese di Polizzi Generosa.

“Oboli” che, grazie alla determinazione (se pur tardiva) di Angelo Pizzuto che ha guidato il Parco per otto anni, non verserà più alle partecipate in quanto è stata attivata la procedura di recessione dalle società e dagli Enti.
Tuttavia, il “ritardo” non è da addebitare a Pizzuto, il quale, come ci ha riferito ha fatto «una battaglia per tanti anni. Ma il consiglio è composto dai sindaci dei quindi comuni aderenti, che hanno ripetutamente ostacolato l’uscita del Parco dalle società, accantonando la discussione, diverse volte e la conseguente deliberazione con varie scuse».

Caltagirone ha ben compreso il ruolo marginale che negli anni è stato dato al Parco dalla compagine di potere che ha governato per oltre un ventennio (a modo suo) il paesaggio delle Madonie, responsabile, non ci stancheremo mai di ripeterlo, del fenomeno di spopolamento e desertificazione di questa area interna.

Nell’esprime gratitudine al Vescovo per « per l’impegno profuso e la speranza che genera nei cuori di tutti», Caltagirone ha colto l’occasione per rimettere a centro campo la “palla”.

«Le mie aspettative sono fervidamente e verosimilmente riposte, – afferma il commissario – in accordi di collaborazione e di partenariato con tutti gli amministratori locali, per giungere alla stesura di programmi condivisi» che portino, secondo Caltagirone, alla concretizzazione di «azioni strategiche sui territori per tentare di arginarne le cause dello spopolamento».

Caltagirone entra nel ruolo di rappresentante di un Ente che in ogni parte dell’Italia si trova al centro dei processi di programmazione e sviluppo, ed invita a mettere da parte «sovrapposizioni o forme di dispotica ingerenza che, possano così, evitare il sorgere di conflitti generati da incomprensioni o da logiche partitistiche e portare alla nascita di nuove idee, come conseguenza di analisi, revisioni di programmi e start up di nuovi processi».

La ricetta del Commissario per lo sviluppo del Parco passa dalla moderazione degli atteggiamenti di taluni personaggi che «non devono essere dominati dall’impazienza di apparire ad ogni costo sopra gli altri, proprio per non cedere il passo all’idea che è impossibile ed irrealizzabile costruire il “laboratorio di speranza”, così come  tanto auspicato dal Vescovo Mons. Marciante».

«Il Parco proprio per le sue origini storiche e culturali, posizione fisica e origine geologica, – chiosa Caltagirone – diventa un teatro a cielo aperto con scenari insuperabili per la loro bellezza naturale. Da qui, anche la diffusione di nuovi segmenti turistici, come quello del turismo accessibile aperto a tutti, o il turismo degli eventi in dimore storiche».

Il commissario è convinto che «il superamento di ogni forma di polemica se affrontata con spirito di comprensione e con la volontà di capirci e far capire agli altri, possa far comprendere che esiste la possibilità concreta di un “vincere che non è convincere”».

«Lo sviluppo del settore economico, sociale e ambientale deve considerare la comune visione di sinergie e reti-creatività, identità e dialogo. – conclude Caltagirone – Ecco perché bisogna recuperare un rapporto di coesione sociale. Dobbiamo modificare le nostre azioni, per sfuggire alla sincope del presente e ci renderemo conto che espressioni rimaste ancora oggi inespresse possano diventare, in virtù dell’incoraggiamento trasmesso anche dalla Chiesa, traguardi vincenti».

“Laboratorio della speranza”, lettera aperta a mons. Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù