Immaginate un medico che,  invece di fare fede al giuramento di Ippocrate per svolgere umanamente e secondo i principi deontologici la professione, seppure messo a dura prova da una situazione emotivamente difficile da gestire, inveisce contro i pazienti, minacciando ritorsioni e punizioni. Provate a declinare una simile situazione in un ambito, quello del rapporto tra veterinario e animale, che di certo non ha nulla a che vedere con i cartoni di Walt Disney ma che è lecito immaginare all’insegna della gentilezza e della tenerezza nei confronti di creature che, pur essendo riconosciute come i migliori amici dell’uomo, spesso sono abbandonate, maltrattate e disprezzate.

Ipotizzereste che un medico o un veterinario possano, alla luce di comportamenti simili, ambire alla presidenza dei rispettivi ordini professionali? Certamente no, poiché essere al vertice di un’istituzione ordinistica significa anche e
soprattutto rappresentare le istanze di una categoria e il rapporto di quest’ultima con il mondo esterno. Ebbene, a Palermo accade che un veterinario – del quale molti clienti, oggettivamente, elencano le qualità professionali e sottolineano il garbo e la gentilezza – invochi l’eutanasia per un randagio, colpevole di averlo morso ; lo stesso professionista, oggi è il presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Palermo, una carica che, come accade all’interno di tutti gli ordini, viene determinata dai colleghi – elettori e che è strettamente legata al numero di preferenze ricevute oltre che, naturalmente, alla statura deontologica e alle esperienze maturate in ambito lavorativo.

Luigi Zumbo, giovane professionista palermitano, è il protagonista – seppure involontario – di una vicenda che inizia nel gennaio del 2015, quando, durante una corsa all’interno della Favorita, viene azzannato da uno dei tanti randagi “ospiti” dei viali del parco.

Il presidente dell'Ordine dei Medici Veterinari di Palermo Luigi Zumbo

Il presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Palermo Luigi Zumbo

 

Un episodio certamente non gradevole, che scatena la rabbia del veterinario : sul suo profilo di facebook, oltre all’immagine della gamba ferita, viene pubblicato uno sfogo che prende di mira non soltanto il cane – definito stupido – ma anche gli animalisti e la stessa polizia municipale, rei, secondo Zumbo, di non tutelare abbastanza i cittadini. Parole che, di certo, occorre contestualizzare perché scritte a seguito di un’aggressione, ma che sono costate all’attuale presidente dell’Ordine dei Veterinari un procedimento disciplinare, malgrado il passo indietro dello stesso professionista che, successivamente, spiegò di non avere realmente quelle intenzioni.

In quell’occasione, il Partito Animalista Europeo denunciò il fatto e inviò all’Ordine di Palermo la richiesta di avvio immediato di un’azione disciplinare nei confronti del professionista. Accadeva quasi tre anni fa. Ma gli animalisti, si sa, non sono di certo professionisti nella pratica dell’archiviazione. Le frasi di Zumbo – che sul social network aveva inneggiato alla cattura e all’eutanasia, promettendo anche una “lezione” al randagio – sono rimaste ben impresse nel libro nero dei volontari, increduli dinanzi alla recente elezione e alla “premialità” riservata al veterinario dai colleghi, di certo al corrente dell’accaduto: dopo le esternazioni su facebook, tra l’altro, erano stati gli stessi animalisti a mettere in atto un vero e proprio mailbombing di protesta all’indirizzo dell’Ordine.

Qualche giorno fa, il Partito Animalista Europeo e il Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali, congiuntamente all’associazione Progresso Morale, attiva in città e in provincia, hanno organizzato un sit in sotto gli uffici della segreteria del nuovo presidente, a pochi passi da via Libertà, invocandone le dimissioni. « Viviamo ormai in un clima di illegalità assoluta – afferma Alessia Ada Gaeta, alla guida di Progresso Morale – che rende possibile riservare la carica di presidente a chi insulta e minaccia gli animali: è veramente troppo». « L’elezione di Zumbo – aggiunge – si pone contro qualsiasi principio deontologico».

Un pensiero condiviso da Enrico Rizzi, presidente del Noita, Stefano Fuccelli, presidente del PAE e Alessio Norfo, il volontario palermitano che accudisce Rufus, l’ “aggressore” di Zumbo, presenti al sit in insieme a Gaeta. “Non è bello essere azzannati da un cane – afferma Norfo, giovane animalista con esperienze passate nel PAE, alle prese con un numero imprecisato di cani a gatti da sfamare ogni giorno – ma occorre sottolineare che gli animali sono vittime, non carnefici: Rufus non è cattivo, ha difeso soltanto il territorio nel quale vive”. «Non esiste persona che non abbia un cuore – aggiunge il ragazzo, attualmente impegnato nella creazione di una nuova associazione animalista – ma esiste chi decide di ignorarlo, manifestando così la propria cattiveria».

Rufus, il randagio che ha aggredito il veterinario

Rufus, il randagio che ha aggredito il veterinario

 

Al di là di ogni possibile esito delle proteste animaliste, due cose sono certe. In primis, che il destinatario di tanto disprezzo da parte di Zumbo – la cui storia professionale risulta comunque priva di ulteriori episodi sgradevoli – non avrebbe dovuto essere il cane, per quanto possa essere umanamente comprensibile la reazione di chi, forse, si è sentito “tradito” dalla stessa devozione con la quale, fino a quel momento, aveva curato gli animali. E che Rufus e il dottore Zumbo sono entrambi vittime di un’amministrazione che di “animal friendly” non ha nulla e che , oltre a non avere a cuore il destino dei randagi, non si cura neppure dell’incolumità delle persone. In uno spazio che, nelle intenzioni più volte sbandierate , avrebbe dovuto configurarsi come un polmone verde ispirandosi al modello californiano, chi ama praticare jogging non può farlo liberamente perché rischia di essere azzannato.

La verità è questa, al netto della pesantezza e della gravità delle parole del veterinario, dalle quali è oggettivamente impossibile non prendere le distanze. Le critiche e il disappunto, in realtà, dovrebbero avere un solo destinatario: un’amministrazione comunale che, al pari di molte altre, specie nel Mezzogiorno, si è rivelata, ad oggi, drammaticamente inadeguata a contrastare il fenomeno del randagismo. Se poi, si tratta di un’amministrazione che ama annoverare, tra le frecce al proprio arco, anche la corona di “Capitale europea della Cultura 2018” , allora forse è lecito sottolineare come i titoli occorra guadagnarseli sul campo, senza vivere di rendita, specie quando si possiede uno dei patrimoni artistici e architettonici più importanti del mondo.

Se è vero che cultura è anche sinonimo di buone prassi che connotano urbanamente un territorio, allora proprio non ci siamo. Confidiamo nei buoni propositi del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci che ha inserito a chiare lettere, nel programma di governo, anche la lotta senza quartiere al randagismo, accogliendo le istanze della Lav. Una mossa elettorale? Poco importa, ammesso che lo sia. Occorre che le cose siano fatte, e anche rapidamente.
La classe politica ha compreso che anche i voti degli animalisti hanno un peso e che le associazioni, i movimenti e le organizzazioni che operano a vario titolo a difesa dei diritti degli animali hanno ormai intrapreso percorsi ben precisi : le sentinelle non sono più un numero esiguo di cittadini, ma gruppi ben articolati sul territorio.

Un esempio? I circhi. Non esiste città dove la loro permanenza non sia osteggiata o non diventi oggetto di manifestazioni di protesta: a tal proposito oggi a Palermo, a partire dalle 19:00 fino alle 22:00, lo Spazio AnarcoSpirituale Sakalash, in via Ugo Bassi 77, proporrà una tavola rotonda contro lo sfruttamento degli animali, per ribadire il no a circhi , zoo e a tutte le pratiche ritenute lesive della loro dignità. All’iniziativa, che vedrà anche la partecipazione di Progresso Morale, non mancherà l’aperitivo vegan a cura di Maasik – cucina non violenta.