L’adempimento degli obblighi vaccinali per l’anno scolastico e annuale 2017/2018 riguarda genitori/tutori/affidatari dei minori da 0 a 16 anni. La documentazione si dovrà presentare ai servizi educativi per l’infanzia, alle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole private non paritarie (tutti i dettagli sono reperibili nella home page del Miur).
Da tale elenco sono esclusi i CPIA (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) in quanto, all’atto dell’iscrizione tutti i corsisti devono aver compiuto i sedici anni di età e, pertanto, le disposizioni del ministero della Salute e dell’Istruzione non trovano applicazione nell’ambito dell’istruzione per adulti e per giovani adulti. Ai genitori, ai tutori, ai rappresentanti legali  ed agli studenti, di conseguenza, non dovrà essere richiesta alcuna documentazione. Si può parlare di “falla nel sistema”?

Abbiamo chiesto a Patrizia Graziano, dirigente scolastico del CPIA Palermo 2, attraverso quali strumenti il centro può garantire “sicurezza” ad iscritti e personale. «Richiediamo ai Centri d’Accoglienza di sottoscrivere che gli stranieri siano stati sottoposti a tutti i controlli previsti per legge e non ci sono rilevazioni in merito a patologie. I Centri d’Accoglienza, anche per ciò che attiene eventuali malattie provenienti dai Paesi d’origine, effettuano una serie di visite mediche all’arrivo dei migranti. Lavoro al CPIA da 2 anni, abbiamo mediamente 1600 iscritti e si sono verificati solo due casi di patologie gravi, di cui uno di tubercolosi per cui è dovuta intervenire l’Asl».

Patrizia Graziano

Patrizia Graziano

E per quanto riguarda le vaccinazioni richieste nella circolare ministeriale? Nicola Casuccio, direttore del servizio epidemiologia dell’Asp di Palermo, nel corso di un’intervista telefonica, ha affermato: «Al di là dell’obbligo per l’iscrizione, bisogna verificare lo stato vaccinale dei ragazzi ospiti dei centri d’accoglienza e qualora non avessero alcune vaccinazioni farle secondo il calendario nazionale e regionale. Se sono stati vaccinati è tutto ok, se non hanno documentazione in merito allora bisogna procedere».

Casuccio sottolinea, inoltre, che il processo per le vaccinazioni «non è una cosa immediata. Alcuni migranti potrebbero non avere le vaccinazioni o i documenti che le attestano. In tali casi ai minori facciamo un test: se ci sono gli anticorpi anti tetano vuol dire che hanno fatto la vaccinazione anti difterite. Ci sono i centri d’accoglienza, gli ambulatori e i responsabili delle unità operative che hanno il compito di verificare ed eventualmente vaccinare».

«La nostra attenzione – prosegue il direttore – si rivolge principalmente ai soggetti al di sotto dei 18 anni ma se si sono soggetti che hanno più di 18 anni e che non risultano vaccinati, allora dobbiamo procede col calendario vaccinale col consenso del soggetto; non possiamo costringere alla vaccinazione».

Qualcuno si chiede se la coesistenza di allievi al di sotto dei 16 anni con studenti di un Cpia potrebbe presentare dei “rischi” ma la risposta di Casuccio è lapidaria: «Non è il caso di creare allarmismi di nessun tipo perché anche dal punto di vista delle malattie infettive i soggetti sono sufficientemente sani».

Per ciò che attiene l’avanzare dei “lavori” nel rispetto della circolare ministeriale del primo settembre, Calogero Brucato, ex responsabile dell’Unità operativa di Petralia Sottana, non evidenzia difficoltà: «Nelle scuole della mia zona la situazione è sotto controllo e nei rari casi di soggetti che devono provvedere a fare qualche dose si è già provveduto ad avviare l’iter. Abbiamo fatto regolarmente le vaccinazioni a soggetti d’età inferiore ai 16 anni e ai più grandi. C’è stata la massima adesione alle campagne vaccinali e non abbiamo avuto casi di rifiuto. C’è da dire che superati i 16 anni non si fanno vaccini particolari (ad esclusione dei vaccini per gli anziani). Intorno ai 14 anni si fa il richiamo della poliomelite, difterite, tetano e pertosse e poi gli altri richiami ogni 10 anni su base volontaria (ad esclusione di coloro che fanno lavori per cui è prevista la vaccinazione obbligatoria). Chi ha fatto i vaccini fino ai 16 anni può essere considerato “completo”».

Tornando sulla questione migranti il Brucato dichiara: «Ai migranti dei centri SPRAR abbiamo praticato alcuni richiami della poliomelite, difterite, tetano e pertosse e dell’Epatite B. Nei Paesi d’origine di solito si fanno comunque le campagne vaccinali ed è probabile che abbiano fatto i vaccini. Di solito i mediatori culturali dei centri d’accoglienza si mettono in contatto con la nostra unità operativa anche per ciò che riguarda gli adulti; il problema è che a volte i soggetti rimangono in questi centri per poco tempo ed è difficile seguirli nel tempo».

Una grossa fetta dell’opinione pubblica, però, continua a pensare che l’immigrazione porta in Italia malattie infettive gravi: ne sono convinti i due terzi degli italiani interpellati attraverso il sondaggio Index Research di inizio anno. Il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito ha dichiarato: “L’impatto dei migranti sull’incidenza delle malattie infettive nei paesi di arrivo non è stato rilevante”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e lo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), inoltre, hanno sottolineato l’importanza di garantire anche ai migranti irregolari, ai rifugiati e ai richiedenti asilo un adeguato accesso alle vaccinazioni da parte dei Paesi ospitanti. Recentemente anche il Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019 ha individuato tra i suoi obiettivi il contrasto delle disuguaglianze, attraverso la promozione di interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni  marginalizzati o particolarmente  vulnerabili.

In  questi  gruppi  di  popolazione  sono  compresi anche i migranti irregolari, i rifugiati e i richiedenti asilo, che spesso hanno difficoltà di accesso ai servizi di prevenzione e che, pertanto, dovrebbero essere oggetto di strategie e  azioni ad hoc, al fine di tutelare la salute individuale e collettiva.

La nostra redazione comunicherà nei prossimi giorni la data di un incontro, che si terrà a Castellana Sicula,  con il responsabile del servizio epidemiologico dell’Asp di Palermo. Un’occasione per approfondire tutti gli aspetti che riguardano l’argomento.