I numeri del primo trimestre del 2018 parlano con chiarezza: nel territorio siciliano si registra il 33,33% in meno delle denunce di incidenti sui luoghi di lavoro con esito mortale rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
È quanto emerge dall’analisi territoriale condotta per macroaree geografiche dall’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul lavoro che, con cadenza trimestrale fornisce, attraverso un bollettino, le tavole statistiche e i “dati elementari” relativi alle denunce di infortuni e malattie professionali, resi disponibili mensilmente anche nella sezione “open data” del portale INAIL.

Le informazioni rese note si riferiscono ai periodi gennaio – marzo ( primo trimestre), gennaio – giugno (secondo trimestre) , gennaio – settembre (terzo settembre) e gennaio – dicembre (quarto trimestre): i dati esposti non sono, ovviamente, definitivi poiché soggetti all’evoluzione dei singoli casi e alla loro definizione amministrativa.

Una cosa è certa: la Sicilia figura nel novero delle regioni che, rispetto al periodo compreso tra gennaio e marzo del 2017, hanno registrato una diminuzione di oltre dieci punti percentuali; le altre sono l’Abruzzo, la Puglia, la Toscana, la Liguria e il Friuli Venezia Giulia.

Anche in Campania il dato è ridimensionato rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso, ma si colloca sotto la soglia del 10% (- 7,69%).
Regioni che si pongono in controtendenza rispetto al trend nazionale, che registra invece un drammatico aumento dell’11,58% rispetto al primo trimestre del 2018: in Italia, in tutto, le denunce riferite al periodo gennaio – marzo sono 212, un dato che riguarda principalmente la componente maschile, per la quale si rilevano, nello specifico, 20 denunce in più; per la componente femminile, invece, i casi mortali sono passati da 30 a 32 (+2%).

Sotto il profilo della numerosità, in Sicilia si rilevano 6 casi in meno, lo stesso dato della Toscana.
Anche in merito alle malattie professionali denunciate l’isola registra un ridimensionamento, sebbene si tratti di dato poco rilevante: si passa infatti da 438 a 433 (- 1,14%).

Se, da un lato, la lettura delle rilevazioni esprime un’ incontestabile diminutio degli episodi mortali, è altrettanto possibile affermare, tuttavia, che non è in atto alcuna inversione di tendenza.

Gli investimenti istituzionali e l’azione culturale sul versante della prevenzione compiuta anche da molte associazioni datoriali, a partire da quelle attive nel comparto edilizia, hanno certamente svolto un ruolo di sensibilizzazione ma , ad oggi, il fenomeno appare lontano dall’essere debellato poiché l’incidenza del lavoro irregolare in Sicilia è ancora molto alta, soprattutto tra le imprese artigiane.

Nella regione si contano 313 mila realtà imprenditoriali non regolari, che corrispondono al 20,6% dell’occupazione totale: ciò significa che esiste un lavoratore irregolare ogni 3,8 regolari.

L’abusivismo rappresenta una grave minaccia per le imprese regolari e in particolare per quelle operanti nell’artigianato.
A proposito di edilizia, uno dei settori più tristemente legati alle morti bianche,  non può sfuggire come il ridimensionamento di queste ultime nell’arco temporale interessato sia inevitabilmente connesso anche al calo degli occupati nel comparto: nel primo trimestre di quest’anno, l’Istat ha segnalato, in Sicilia, 10 mila lavoratori in meno e un aumento della disoccupazione pari a + 1%.
Soltanto a Palermo, la Cassa Edile parla di un crollo del 50% di operai attivi nel corso degli ultimi dieci anni.