L’autostrada Palermo-Catania, in entrambe le direzioni, dallo scorso 27 ottobre è stata interdetta al traffico pesante. I Tir superiori alle 32 tonnellate saranno deviati a Mulinello (nei pressi dello svincolo di Enna), per rientrare a Tremonzelli e viceversa.
Questo incubo per gli autotrasportatori dovrebbe durare fino al 28 febbraio 2019 in quanto l’ANAS sta provvedendo alla messa in sicurezza del viadotto “Cannatello”.
Tuttavia, la preoccupazione degli operatori turistici e dei residenti lungo tutta la tratta interessata, non è quella di vedersi passare sotto il balcone  – in particolare Gangi, Sperlinga, Nicosia e Leonforte – decine di bisonti della strada ogni giorno, ma cosa resterà della fragile viabilità della SS 120, maggiormente interessata alle sollecitazioni dei mezzi pesanti.
Solo dal punto di vista commerciale potrebbe rivelarsi una, se pur magra, panacea per gli operatori della ricettività.

L’Anas ha forse previsto interventi straordinari di manutenzione e di messa in sicurezza, durante e dall’indomani della riapertura del tratto autostradale?

Ancora una volta la Sicilia è divisa in due, con  risvolti sul costo del trasporto delle merci oltre che dell’inquinamento. In macchina la tratta può essere percorsa in circa tre ore, il triplo dei chilometri autostradali.
Immaginate un autoarticolato, a pieno carico, di circa 18/20 metri: nei punti di svincolo ci dovranno mettere una postazione sanitaria con degli psicologi, in servizio h 24.

Per giunta i lavori di messa in sicurezza, che hanno indotto l’Anas ad emettere il provvedimento “estremo ma necessario” si dovranno svolgere  in pienissimo inverno.
Per non parlare dei mezzi che entrano nei comuni lungo tutto il percorso. I costi per la vigilanza sulla viabilità resteranno a carico dei Comuni? Se vogliamo considerare anche la carenza di personale, la situazione non si profila delle migliori.

L’Anas ha assicurato che non c’erano percorsi alternativi,  brevi e più sicuri. L’unico era quello della SS 290, Calascibetta-Alimena-Bivio Madonnuzza, interessata da una frana di apprezzabili dimensioni a poche centinaia di metri di Calascibetta (EN), per il resto versa – da anni – in precarie condizioni; pertanto, i mezzi pesanti svincoleranno a Mulinello, direzione SP 7 (in condizioni pessime e con alcuni tratti interdetta alla circolazione) e via lungo la SS 121 sino a Leonforte.
“In fortitudine bracchii tui”, gli autisti l’attraverseranno sino al bivio della Catena, per raggiungere l’incrocio con la SS 117.
La percorreranno sino allo svincolo Nicosia sud per immettersi sulla SS 120, full immersion costeggiando la base del castello di Sperlinga, lungo un corso dove a fatica passano due macchine in direzione opposta.
E poi via in direzione Gangi, costretti a deviare in contrada Riilla per una gigantesca frana a pochi chilometri dal Borgo. Attraverseranno la via Nazionale sino al bivio Madonnuzza e poi giù in verso Castellana Sicula, direzione Tremonzelli. E viceversa.

Ci chiediamo se questa solerzia sia dovuta al crollo del ponte Morandi di Genova e se fino a qualche settimana fa strade e autostrade siciliane vivevano momenti di grazia.

Una cosa è certa. L’economia siciliana è messa ancora una volta in ginocchio e trema. Gli autotrasportatori non ci stanno e nonostante la “forza delle loro braccia” minacciano di spegnere i motori.

Ai madoniti  invece resta solo il sogno di una viabilità più sicura e dignitosa. Si accontenteranno di apprezzare la foto in evidenza.