È una guerra tra poveri che guarda al dito e non alla luna: quanto sta accadendo rispetto alla (ri)paventata chiusura del PN (Punto Nascita) di Cefalù, è una storia che si ripete nell’ultima quindicina di ottobre ormai  da qualche anno a questa parte.
Si assiste alla pantomima della politica che non ha il coraggio di dire le cose come stanno e che si prodiga a redigere “risoluzioni”, l’ultima delle quali porta la firma della VI Commissione Salute dell’ARS, presieduta dall’onorevole Margherita La Rocca Ruvolo, che impegnerebbe il governo regionale ad “adoperarsi per il mantenimento del PN della Fondazione Istituto Giuseppe Giglio di Cefalù, adottando tutte le misure idonee ed effettuando richiesta motivata di deroga, tenuto conto dei flussi di attività, del trend in crescita del numero dei parti, degli standard e delle garanzie di qualità e sicurezza del percorso nascita, dei livelli di complessità del presidio e delle esigenze della popolazione locale in ragione delle particolari condizioni oro-geografiche”.

Impegnerebbe, il condizionale è d’obbligo, perché né il presidente Nello Musumeci né tantomeno l’assessore al ramo, Ruggero Razza, hanno la competenza e il potere di autorizzare alcuna deroga.

Tuttavia, l’assessorato alla Salute, dopo avere sentito il parere del Comitato Percorso Nascita Regionale, ha inoltrato a Roma la richiesta di deroga che deve contenere degli elementi imprescindibili per la valutazione della stessa.

Gli unici, di fatto, che hanno il potere di concedere deroga sono i membri che compongono il Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn), istituito con Decreto ministeriale del 12 aprile 2011, che, a loro volta, subirebbero le legittime pressioni delle società scientifiche di Ginecologia, Ostetricia, Anestesia, Neonatologia e Pediatria.
Insomma, i professionisti non vogliono praticare in punti nascita al di sotto dei cinquecento parti, per motivi legati alla sicurezza della mamma e del nascituro, a prescindere che il PN sia dotato di una pianta organica al completo o di attrezzature e strumentazioni avveniristiche, o che le purpuree vengano stupite da effetti speciali.

Vero è che il parere del CPNn è “consultivo” e l’ultima parola spetta al ministro Giulia Grillo, ma diciamocela tutta:  quale inquilino di Lungotevere Ripa autorizzerebbe una deroga in assenza degli “elementi irrinunciabili e prioritari”, quali la presenza di tutti gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza?

Il ministro autorizzerà la deroga solo dopo che il CPNn avrà valutato i presupposti ritenuti indifferibili: standard operativi, tecnologici e di sicurezza del PN in deroga, descrizione della Rete dei Punti Nascita, incluso STAM/STEN, bacino d’utenza attuale e potenziale per il PN in deroga, definizione del responsabile del PN in deroga e formazione, analisi dei costi (cercando e cliccando sulle singole voci potrete approfondire cosa analizza il  CPNn).

Queste sono le regole, sulle quali, negli ultimi anni, si è andati in “dispensa”: non possono sfuggire le deroghe politiche concesse ai PN di Bronte, Licata, Nicosia e Corleone, abbondantemente al di sotto dei cinquecento parti l’anno, né la scandalosa chiusura del PN di Petralia Sottana, in barba alle condizioni orograficamente difficili indicate nel famigerato DM 70/2015 (Balduzzi).

La discussione va portata sul piano tecnico e non si deve lasciarla scivolare sul misero piano della politica, ovvero quello di una guerra tra i poveri che non porta vantaggio agli utenti ma fa solo impettire i politici alla ricerca di magri risultati.

Ottenere una deroga di dodici mesi, per Cefalù è un magrissimo risultato. Tuttavia, l’eventuale concessione (temporale) del CPNn dovrebbe servire per avviare una progettualità di “fusione per incorporazione” tra le Unità Complesse di Ginecologia e Ostetricia di Termini Imerese e Cefalù.

L’assessorato dovrebbe indicare tre persone illuminate (non soggetti politici, che già hanno miseramente fallito) affinché si possa dirimere una questione intrisa di suo di “sicilianitudine”.

La “Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù” è un soggetto privato accreditato presso l’assessorato alla Salute della Regione Siciliana. Una joint venture tra la Regione Siciliana, il Comune di Cefalù e l’Azienda USL 6 di Palermo.
Il pubblico che si convenziona con se stesso. Più “sicula” di così?

Urge una progettualità che metta al centro la vocazione storica per la neonatologia di Termini Imerese, dove, a Rete Ospedaliera approvata, verrà attivata un’Unità semplice di neonatologia, che andrà a chiudere il cerchio con le Unità Complesse di Ginecologia e Pediatria.

Una soluzione che permetta di continuare a nascere a Cefalù (nella Pubblica Amministrazione tutto è possibile, bisogna solo individuare percorsi virtuosi) e che dia la possibilità al personale sanitario in servizio di interagire continuamente con Termini e di raggiungere la manualità degli oltre mille parti l’anno:  condizioni auspicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che a breve verranno imposte anche al nostro ministero.

Non è più pensabile ricercare soluzioni per mantenere lo status dell’incertezza perpetua e del border line a discapito della sicurezza. Non si può ipotizzare di abbassare, per Legge, il livello dei cinquecento parti perché nei territori nascono meno bambini; piuttosto, occorre pensare a delle normative che favoriscano la procreazione (ma questa è un’altra storia).

La politica, ammesso che ne sia capace, si concentri sul mantenimento e il potenziamento dell’Emodinamica (Cardiologia) all’interno del nosocomio: quella è un’eccellenza che ha salvato migliaia di vite e che va mantenuta a qualsiasi costo.
In questa battaglia, che vedrà Madonie Notizie al fianco dei “gladiatori”, si punti alla valorizzazione della vocazione oncologica ed onco-ematologica del nosocomio, all’avanguardia nel trattamento di tali neoplasie.

Attenzione:  tra qualche mese questo Ente “(tutto) siculo” si trasformerà in “Fondazione di partecipazione” con l’ingresso di un socio privato per rimpiazzare la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor di Milano, sbarcata in Sicilia il 17 gennaio del 2003.

Il “privato”, prima di valutare le eccellenze sanitarie che insistono in quella maestosa struttura avrà analizzato i “centri di costo” e come ilCPNn esaminerà l’analisi dei costi unità per unità.
Non facciamoci trovare impreparati: occorre essere consapevoli che, conti alla mano, far nascere cinquecento bambini costa quanto farne nascere il doppio.

Non ci saranno risoluzioni o prese di posizione sulla stampa, né fasce tricolori indossate che terranno,  rispetto alle legittime scelte di chi metterà i “piccioli”.