“La democrazia e il rischio della diffusione di notizie false”. Uno dei rischi dei nostri tempi, legato particolarmente al mondo del web. Ne ha parlato nei giorni scorsi il professore esperto di Big data e sicurezza nazionale, Mario Rasetti, intervenuto alla cerimonia d’apertura dell’Anno accademico dell’università degli agenti segreti italiani. Mario Rasetti è professore emerito di Fisica teorica del Politecnico di Torino, e ha insegnato per decenni a Princeton e a Yale. In diversi Paesi sono in corso ricerche di alto livello.

“L’obiettivo è arrivare alla fonte della notizia e capire com’è nato il fatto descritto. Al momento i giornalisti dovrebbero rispettare sempre la regola aurea delle cinque W (What, Who, Where, When, Why), affidandosi alla loro conoscenza diretta dei fatti. Chi trasmette notizie non può farsi, per nessuna ragione, condizionare da opinioni o appartenenze ideologiche, politiche e sociali. In Italia (come in altre parti del mondo) in occasione delle elezioni, hanno cominciato a intervenire pesantemente, per cercare di condizionare il risultato tramite i bot. I bot sono programmi software utilizzati per generare messaggi falsi in grado di manipolare la massa.

«Il nuovo potere basato sul digitale – spiega Rasetti sarà caratterizzato da gradi di libertà senza precedenti. Si potrà accedere alle informazioni relative a singole persone, o utilizzare strumenti di disinformazione. Le grandi risorse di calcolo necessarie saranno più facilmente reperibili per Stati e governi che per cittadini. L’ interventi della Russia nella campagna elettorale degli Stati Uniti è un esempio concreto e lamapante. Tramite i bot – continua – Iper ogni messaggio positivo su una questione, sono stati conteggiati fino a 170 mila messaggi negativi. Ci si può proteggere attraverso leggi che consentano a organismi come i servizi di sicurezza di accedere alle informazioni critiche e di intervenire, pur preservando la riservatezza della persona e la libertà, anche di chi è il “cattivo».

«Per un governo democratico – incalza Rasetti – il rischio maggiore è non riuscire a trovare un punto di equilibrio tra il dovere di garantire la riservatezza dei singoli cittadini e gli interventi necessari per rilevare azioni ostili e interventi conflittuali, come disinformazione e violazione dei data base». Ma quale potrebbe essere una sfida per garantire una corretta informazione ai nostri giovani?

«Riguarda prima di tutto l’impegno – risponde Rasetti – affinché i nostri giovani non si trovino in una posizione di analfabetismo rispetto ai loro coetanei di altri paesi. In Cina o in India hanno capacità di controllo e utilizzo del digitale molto più avanzate e sofisticate. Questo non riguarda solamente la sicurezza ma anche il lavoro. Si deve avere la possibilità di esprimersi e decidere democraticamente senza condizionamenti». La capacità di creare dati è immensa. Spiega in conclusione Rasetti: «Nel 2017 è stata generata nel mondo una quantità di dati, via dispositivi di comunicazione elettronica (telefoni, tablet, computer , ecc…), le scale di tempo, la mole dei dati, la distribuzione nel pianeta sono cresciute oltre misura».