“Giustizia per Mario Ruffino e la sua famiglia”. Questo l’appello lanciato su facebook in questi giorni dal sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo, ricordando Mario Ruffino, il 44enne, scomparso da casa il 26 novembre 2016 e trovato morto, avvolto in un sacco nero, il 30 gennaio scorso nelle campagne di Campofelice di Roccella, precisamente alla Piana di Buonfornello, nelle vicinanze dello svincolo della autostrada A/19 Palermo – Catania.

I familiari avevano denunciato la scomparsa anche alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” di Rai Tre.

“Un anno fa veniva comunicato dai familiari ai carabinieri la scomparsa del proprio figlio Mario Ruffino”, racconta Giannopolo.

“Solo dopo diverse settimane, nel corso delle quali la comunità caltavuturese e lo stesso Comune si erano prodigati nelle ricerche, veniva rinvenuto il cadavere di Mario – spiega il primo cittadino – avvolto in un sacco di plastica depositato ai margini di una stradina che da sulla Strada Statale 113, zona Buonfornello”.

 “Le condizioni del corpo di Mario Ruffino parrebbe che evidenziassero una morte traumatica e per niente accidentale. Da allora  – sottolinea il sindaco – non si hanno più notizie dell’andamento delle indagini e se le stesse continuano per conoscere i responsabili, le modalità del decesso e quant’altro utile per l’accertamento della verità”.

Domenico Giannopolo“Cercare la verità è obbligo degli inquirenti e – continua Giannopolo – lo è sul piano morale e civile anche dell’intera comunità che ha anche diritto di sapere se nel suo seno covano infezioni penalmente rilevanti da circoscrivere e da stroncare”.

“Giustizia va resa  – conclude con questo invito – innanzitutto ai familiari di Mario Ruffino e a coloro i quali condividevano con lui momenti di vita”.
“Questo post – tiene a precisare Giannopolo, sul suo profilo – non è stato perorato e indotto da nessuno se non unicamente dalla coscienza civica, morale e istituzionale che deve sempre sottostare alla funzione di sindaco quale mi ritrovo a svolgere in questo momento”.
Diverse sono state nel corso di questo anno le piste tracciate dagli inquirenti. Secondo le prime indagini condotte dagli agenti della polizia di Cefalù, guidati dal vice Questore Manfredi Borsellino. Ruffino, infatti in un primo momento risulterebbe essere sa stato ucciso con una spranga di ferro (come si deduceva dalle ferite evidenti nel suo cranio fracassato).
Dopo qualche giorno spunta un’altra ipotesi: l’uomo sarebbe stato investito, volontariamente o involontariamente, da un’auto.
Insomma, tante ipotesi, ma ancora poca chiarezza.
Ma è proprio la chiarezza che il sindaco ed i cari di Mario cercano disperatamente, anche se la descrizione certa delle dinamiche della morte di Mario, non potranno mai restituire alla famiglia e a chi gli ha voluto bene una vita volata via prematuramente, ma solamente porre fine ad alcuni interrogativi e quindi alleviare il dolore, causato dalla perdita del proprio caro, col sentimento della rassegnazione.

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