Salvare la frutticoltura tradizionale siciliana. È questo l’obiettivo del progetto MadBios attraverso il quale il Consorzio Universitario della Provincia di Palermo ha realizzato, nel cuore delle Madonie, un centro per la conservazione della straordinaria biodiversità delle piante da frutto che, fino a qualche decennio fa, venivano coltivate in Sicilia. Un patrimonio a fortissimo rischio di estinzione considerato che la gran parte delle specie recuperate erano ormai abbandonate e quasi del tutto dimenticate dalle nuove generazioni di agricoltori.

Per mettere su il Centro Pubblico di Conservazione della Biodiversità è stato necessario dare vita ad una lunga e faticosa ricerca. Quasi un’attività investigativa volta a setacciare le campagne alla ricerca di un melo, di un pero, di un albicocco antico.

«Ci siamo fatti strada lungo territori abbandonati nel cuore della Sicilia seguendo soprattutto le indicazioni dei contadini più anziani che, scavando nei ricordi di gioventù, segnalavano l’esistenza di quel pesco e di quel melo in quella determinata zona», afferma l’agronomo Vittorio Li Puma.

Dopo un anno di lavoro e più di 1.500 accessioni di germoplasma, questi 007 di campagna (un team composto da 6 giovani agronomi) sono riusciti a recuperare e classificare decine di varietà ritenute estinte, fra cui 5 diverse specie di albicocco, 8 specie di pesco, 10 specie di susino, 15 varietà di frassino, 6 specie di meli e ben 18 varietà di peri antichi. Il centro è stato quindi dislocato in 3 campi di collezione siti a Pollina (dove sono state innestate le varietà di frassino), Castelbuono (dove sono state innestate le varietà di albicocco, pesco e susino) e Isnello (dove sono state innestate le varietà di melo e pero).

«I tre campi di collezione del Centro Pubblico di conservazione della biodiversità, oltre alla finalità scientifica volta alla conservazione e salvaguardia del germoplasma recuperato, hanno anche una particolare valenza socio-economica connessa alla sempre maggiore richiesta di cultivar e specie adatte alle particolari condizioni pedoclimatiche locali – afferma il direttore del Consorzio Universitario della Provincia di Palermo Antonino Ticali – Il fine è quello di caratterizzare e sviluppare una agricoltura identitaria di qualità e fornire materiale vegetale di propagazione certificato, per rilanciare quello straordinario patrimonio di frutti autoctoni siciliani che stavamo quasi per perdere. Questo progetto è andato avanti anche grazie al sostegno delle comunità locali, per questo il nostro ringraziamento va ai sindaci dei comuni di Pollina, Isnello e Castelbuono che hanno creduto nel  progetto, fornendo una preziosa collaborazione».

Grazie al progetto MadBios sono tornati a fare capolino nei frutteti alcune “vecchie conoscenze” delle campagne madonite come la mela “lappedda”, una varietà antichissima dalla forma schiacciata, con una buccia che nel periodo di maturazione raggiunge un colore giallo paglierino punteggiato da macchie marroni. La polpa, compatta e molto dolce, e l’odore intenso e piacevolissimo, fanno di questa varietà una delle specie autoctone più pregiate.
Salvato da una sicura estinzione anche il pero maiolino (piriddu majulino) una particolare varietà di pero dalle piccolissime dimensioni che cresce a grappoli, conosciuto nelle Madonie anche con il nome di “piru pirmintì” per via della maturazione precoce (tra la metà e la fine di maggio) o “settimbucca” per via delle piccole dimensioni. Ancora coltivato il alcune contrade fra Castelbuono e Pollina era quasi totalmente scomparso dal resto del territorio madonita.

L’esecuzione del progetto è stata possibile grazie agli investimenti previsti dal D.D.G. n.2744 del 10/12/2010, relativo alla Misura 214/2 az. A del PSR Sicilia 2007/2013.