“Avete eseguito un intervento chirurgico con professionalità, scrupolosità e delicatezza, ottenendo un risultato eccellente”. È quanto scrive in una nota recapitata in redazione la famiglia del sessantaduenne castellanaese S.L.V., trattato presso l’unità di Chirurgia dell’Ospedale “Madonna SS dell’Alto”.
Nella lettera non si limitano a ringraziare soltanto l’eccellente équipe di chirurghi guidata da Enzo Pio Falzone (Nino Miranti, Michele Ferracane e Marcello Catarcia), ma un elogio è rivolto a tutto il personale sanitario in servizio nel reparto e presso la sala operatoria.
“Siamo molto soddisfatti – continuano nella nota – di come il nostro familiare è stato accolto e delle cure che ha ricevuto, non potevamo tacere la qualità delle prestazioni e la professionalità di tutto il personale”.

Una buona notizia, tra le tante, che giungono dal nosocomio petralese e che interessa un reparto che non può soddisfare tutte le situazioni che gli si presentano.
Diversi sono gli interventi che non si possono programmare, se non in condizioni d’emergenza, nonostante tutto l’equipe di Falzone è pronta a gestire tutte le situazioni per salvare la vita a pazienti che non avrebbero il tempo di essere elitrasportati in altri presidi.

Tuttavia, a Petralia il “raggio d’azione” in cui possono intervenire in elezione (intervento programmato) va da tutte le tipologie di ernia, da quella inguinale a quella ombelicale, laparocele, sindrome da decompressione del tunnel carpale, cisti pilonidale o meglio definita cisti sacro coccigea, asportazione igroma, sindrome di duputreyn, appendicectomia, alle amputazioni degli arti necrotici. 

Per le urgenze anche interventi che riguardano la chirurgia addominale come nefrectomia, splenectomia, emicolectomia, colostomia, e tante altre, a livello toracico, drenaggio con posizionamento di bulao per drenare pneumotorace, emotorace.
Potremmo continuare, ma, come ci dice un operatore, “la chirurgia è troppo vasta per potere menzionare tutto”.

Il limite della chirurgia petralese resta l’assenza dell’unità di rianimazione, una contraddizione, infatti dato l’esiguo numero di anestesisti (quattro) si può operare solo nei giorni di lunedì, martedì e venerdì, h24 per le emergenze.
Negli anni è mancata la volontà politica per sostenere un livello assistenziale più dignitoso e senz’altro redditizio per l’azienda sanitaria.

La “politica” preferisce pagare lo straordinario (450 euro, circa, a turno) all’anestesista “in incentivo” (generalmente per il turno di notte, almeno quattro al mese) per garantire la presenza in sala operatoria e nel Presidio, a supporto dei quattro anestesisti, piuttosto che assumere un professionista e tenerlo di stanza al “dell’Alto” di Petralia.
E quando uno dei quattro anestesisti in servizio permanente è assente (ferie, malattie e quanto altro)? Ogni turno sostituito è considerato “in incentivo”.