Nei giorni scorsi, dopo anni di estenuanti trattative, lo Stato e la Regione hanno raggiunto un importante accordo che prevede il riconoscimento di due miliardi euro l’anno per la Sicilia.
L’accordo prevede la legittimazione 
delle entrate fiscali che si determineranno nella Regione.
Pare che sia la volta buona per dare attuazione a quanto previsto dallo Statuto della Regione Siciliana ma soprattutto l’accordo, secondo alcuni, non pregiudicherebbe il riconoscimento di altre risorse che potrebbero aggiungersi a “queste già ingenti e cospicue”.

Orbene gli ingredienti per l’istituzione delle Zone Franche Montane in Sicilia ci sono tutti, non ci sono più scuse rispetto agli imperdonabili ritardi che gli operatori economici hanno subito fin dal giorno in cui, all’unanimità, la Commissione attività produttive dell’Assemblea regionale, presieduta dall’onorevole Bruno Marziano, dava il via libera. Sono trascorsi appena 567 giorni.

Ecco le tappe che hanno segnato l’iter di questo disegno di legge.
Tutto è partito dal basso, da un ragionamento fatto da un gruppo di operatori del Paesaggio (territorio) madonita, a partire dalla nostra testata, da sempre in prima fila,  insieme ad Alberto Virga del  Consorzio Centro Commerciale Naturale di Gangi,  Antonio Polito, Consorzio Centro Commerciale Naturale di Petralia Sottana, Salvatore Cassisi Consorzio Centro Commerciale Naturale di Polizzi Generosa,  Giuseppe Cità   responsabile di zona della Confesercenti, Giuseppe Profita, responsabile di zona di Casartigiani e Calogero Spitale, responsabile di zona della CGIL.

Ci siamo seduti a ragionare seriamente sul futuro del nostro Paesaggio, con il supporto tecnico del professore Gaetano Armao, sul tavolo non c’era niente da dividere,  soltanto la consapevolezza che la nostra e le altre aree di montagna della Sicilia sono sottoposte ad un gravissimo processo di desertificazione umana ed imprenditoriale.
Un  processo che sta pregiudicando la sopravvivenza di comunità millenarie già impoverite dall’emigrazione e dalla rarefazione del tessuto produttivo, da fenomeni di marginalità e limitata accessibilità.

Abbiamo fin da subito trovato un consenso trasversale in tutto il Parlamento siciliano, in particolare nei deputati Marziano ed Anthony Barbagallo, oggi in forza al governo regionale e dell’assessore alle attività produttive, Linda Vancheri che poi ha lasciato il posto all’attuale Maria Lo Bello.

Convegni, audizioni in commissione, atti d’indirizzo di alcuni consigli comunali, fiumi di parole riportate dalla stampa, perfino l’UNCEM salutò con favore l’iniziativa definendola un “modello per tutte le regioni italiane”, mentre in Sardegna il percorso è in corso d’attuazione, con importanti risvolti occupazionali.

Il disegno di legge nella prima stesura era denominato Zona Franca Montana, il 16 aprile del 2015, con l’approvazione unanime in commissione, per un acuta intuizione di Marziano e Barbagallo, è statO riunito a quello sulla Montagna e diventa il DDL 981 “Legge sulle Montagne. Istituzione delle Zone Franche Montane
Il 27 aprile 2015, nel corso della 236° seduta, l’Aula di Palazzo dei Normanni approva all’unanimità la richiesta di procedura d’urgenza a trattare il  DDL 981/2015

La Commissione attività produttive nelle sedute del 19 maggio, del 7 ottobre e del 12 ottobre 2015, ne discute e approva la stesura finale e, come da regolamento, invia il testo alla Commissione Bilancio per un parere tecnico. La stessa, pare che, abbia chiesto una relazione all’assessorato al bilancio per avere garanzia che nessuna spesa gravasse sul traballante bilancio regionale.

Da quel momento non si ha più notizia di questo strumento vitale per lo sviluppo delle aree di montagna, delle Madonie e degli altri parchi siciliani. Piuttosto lo stesso strumento viene stigmatizzato come se  non debba essere considerato come l’unica risorsa per lo sviluppo delle aree disagiate a cui è rivolto.
Bene, siamo d’accordo (per farli contenti, s’intende), ma questi benpensanti ne hanno un altro, nascosto nel cappello, da tirare fuori?

Il gruppo promotore a settembre scorso è stato ricevuto dal segretario generale della presidenza della regione, Patrizia Monterosso, la quale si sarebbe attivata, di concerto con il Presidente Crocetta,  a sollecitare  la commissione bilancio, l’assessore al bilancio, Alessandro Baccei, ed il presidente dell’assemblea, per portare in aula DDL in questione per l’approvazione definitiva.

Da fonti attendibili abbiamo notizie che tutto ciò sarebbe avvenuto ma è pur vero che ancora non ci risulta che il DDL sia stato calendarizzato per la trattazione.

Un altro che non avrebbe mostrato particolare interesse a trattare la questione, almeno con gli interessati, è stato il presidente dell’Assemblea, Giovanni Ardizzone. Sollecitato diverse volte ha ritenuto non opportuno ricevere la delegazione che avrebbe chiesto udienza, nella speranza  di trovare un sostenitore Istituzionale di spessore qual è il presidente dell’ARS.

Ma i veri nemici delle Zone Franche Montane vivono nel nostro Paesaggio. Più volte si è chiesto di inserire questa vitale esigenza, per lo sviluppo reale dell’area, nel documento di programmazione della Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI).
L’appello è rimasto inascoltato da chi si è arrogato il diritto, per certi versi illegittimo,  di ri-programmare l’ennesima stagione dei finanziamenti destinati a questo fazzoletto d’area.
Eppure, Fabrizio Barca, che ha concepito questo nuovo strumento di programmazione dal basso, aveva mostrato un’apertura verso questa possibilità, se pur avesse affermato che non si potevano destinare risorse specifiche per finanziare questa Zona Franca Montana coincidente con l’area prototipale di “strategia” delle Madonie.
Ne eravamo tutti convinti, ma sarebbe stato importante parlarne nel documento programmatico, cosa che il gruppo promotore aveva ribadito in un’audizione che si è svolta a Roma, presso gli uffici del ministero ove ha sede il gruppo di lavoro centrale della SNAI, a novembre del 2015.

Questo Paesaggio ha vissuto diverse stagioni di finanziamento e, nonostante tutto, le ricette e le strategie  propinate non hanno portato risultati tangibili di sviluppo, al contrario ci troviamo di fronte ad una processo di inviluppo, speriamo non irreversibile.
Molte aziende sono in sofferenza e abbandonate dagli stessi enti o istituzioni che hanno provveduto a finanziare, o a procacciare risorse.
Le loro idee di produzione e/o commerciali, buone sulla carta, non hanno retto alle leggi del mercato.

L’istituzione  delle Zone Franche Montane consentirebbe di recuperare, immediatamente, il deficit competitivo di cui soffrono storicamente le comunità e le imprese allocate sul territorio montano.
Quindi, né il Governo né la deputazione regionale si possono permettere di perdere ulteriore tempo anche se sono confortati, nel perderlo, da alcuni “attori” che in questi mesi ne hanno rallentato i tempi di discussione e approvazione.

Non è più il tempo dell’attesa, le risorse ci sono e gli strumenti pure.
Certamente la Zona Franca Montana, nell’area madonita (quindi anche in Sicilia), non si deve attuare con lo spirito dichiarato dall’onorevole Antonello Cracolici, oggi assessore all’agricoltura, «e facimula sta zona franca montana», come se accontentandoci ci saremmo tolti dai piedi.

La Zona Franca Montana è l’ultima spiaggia per questo Paesaggio, non serve a niente programmare nuovi percorsi per la scuola, la sanità e la viabilità, secondo la nuova Strategia Nazionale di sviluppo delle Aree Interne, se non si abbattono le difficoltà intrinseche per chiunque voglia avviare un’attività imprenditoriale e per gli stessi cittadini che le popolano.
La SNAI, concepita per coinvolgere direttamente  la popolazione resiliente che avrebbe dovuto riscrivere il proprio futuro e “dare nuovo slancio alla propria esistenza”, è stata imposta dall’alto e farà la stessa fine delle altre “stagioni”: fumo, liquidazione di parcelle e mantenimento ti posizioni “dominanti”.
Ma vogliamo prendere coscienza che da queste parti non si nasce ma si muore soltanto?

Anzi, a qualcosa serve questa “agenzia ippica”! Servirebbe per continuare a programmare, snobbando questo importante strumento (ZFM) e per tenere in piedi un sistema autoreferenziale, che porta acqua solo ai propri allibratori.
Ma noi siamo per fermarla, questa “corsa”.  Servono nuovi “fantini”,  “scevri da controindicazioni”.

giorni
-80
-3
ore
-3
minuti
-3
secondi
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PRECISAZIONE

 

Nel documento definitivo del 27 gennaio 2017, approvato dal ministero, “Madonie resilienti: laboratorio di futuro”, nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne, a pagina 38, si legge quanto segue:

Per quanto concerne il terzo ed ultimo ambito, quello normativo, risulta esiziale per il processo di inversione di tendenza demografica, l’approvazione e l’applicazione da parte dell’Assemblea regionale Siciliana della “Legge sulle montagne” che istituirà le Zone Franche Montane (Zfm). Strumento fondamentale che consentirebbe di concedere specifiche agevolazioni fiscali alle attività economiche esistenti ed alle nuove che si verrebbero ad insediare riconoscendo il ruolo fondamentale svolto dalle Aree Interne e Montane della Sicilia in tema di tutela attiva del territorio e di salvaguardia del patrimonio di biodiversità.

Nello specifico si tratterebbe dell’esonero del versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente e l’esenzione:
– ai fini delle imposte dirette, del reddito prodotto all’interno della zona franca;
– ai fini IRAP, del valore della produzione netta derivante dallo svolgimento dell’attività esercitata
dall’impresa nella Zfm;
– dell’IMU, per gli immobili siti nella Zfm, posseduti ed utilizzati per l’esercizio dell’attività economica.