Al fine di offrire la migliore informazione a tutti i lettori sul ben noto “dissesto del Comune di Catania” abbiamo posto delle domande a Matteo Cocchiara, presidente dell’Associazione Siciliana Amministratori Enti Locali (ASAEL).
Le risposte ci appaiono un po troppo diplomatiche ma lasciamo, ovviamente, ai lettori il giudizio. Tuttavia, il rappresentante degli amministratori siciliani si schiera a difesa dei cittadini, che non “possono essere lasciati sena servizi essenziali” e di tutti gli Enti locali, a prescindere dalla loro grandezza.
Punta il dito sull’attività di controllo che dovrebbe essere costante e tempestiva e sulla precaria preparazione della classe politica e sull’inconsapevolezza del ruolo svolto di molti amministratori.
Partendo da Catania, punta di un preoccupante iceberg, ripropone a Musumeci un “radicale cambiamento” della finanza locale.

Con vivo compiacimento si apprende dell’iniziativa del Presidente Musumeci di anticipare al Comune di Catania in due tranche , all’incirca 60 milioni , il trasferimento previsto per il 2019. Le chiediamo un suo commento ad una iniziativa che riteniamo inedita.
«La condizione di default di una grande città da un lato può giustificare un intervento “straordinario” da parte della Regione, in quanto, al di là delle responsabilità di chi abbia causato il grave danno che comunque vanno perseguite, i cittadini non possono essere lasciati senza servizi essenziali ed i creditori vanno tutelati. Concordo con la definizione di inedito dell’intervento, in quanto non può rischiare di essere considerato “normale” lo strumento della dichiarazione di dissesto».

Poiché l’obiettivo è la salvaguardia della posizione dei dipendenti del Comune , inclusi quelli delle società ed enti partecipati, e dei cittadini, Le chiediamo se intende proporre , in analogia, l’intervento in favore di altri Comuni siciliani nelle medesime situazioni.
«Indubbiamente di fronte al carattere di eccezionalità dell’evento del “dissesto” non è la dimensione di un Ente locale che possa costituire l’elemento dirimente e/o di distinzione del rimedio da adottare da parte del soggetto istituzionale che è chiamato a vigilare. L’attività del controllo occorre invece che sia costante e tempestivo, per evitare che invece diventi un vantaggio qualora sia colpevolmente tardivo».

Le chiediamo inoltre se ritiene questo intervento solutorio delle difficoltà finanziaria in cui versa il Comune di Catania o teme che costituisce solamente una dilazione temporale di una crisi finanziaria profonda e per la quale sono necessari altri interventi.
«Il caso Catania pone invece la questione della tempestività della dichiarazione di default, nel senso che spesso obiettive situazioni di evidente pericolo di dissesto vengono rinviate sinergia dietro,  tirando a “campare” invece che intervenire. La dichiarazione di dissesto, qualora, ripeto, sia avvenuta per fatti eccezionali ed imprevedibili, può essere un opportuno rimedio per far ripartire efficacemente la macchina pubblica, salvaguardando comunque i diritti dei terzi».

Escluso il facile giustizialismo, però i siciliani si chiedono se preliminarmente agli aiuti finanziari sono state accertate le cause del dissesto e gli autori, affinché si operi anche una complessiva educazione governativa all’interno degli enti locali ( includendo un questa attività accertativa delle responsabilità i rappresentanti politici e i rappresentanti dell’apparato burocratico).
«Questo costituisce oggi di  certo una questione “centrale” nel governo degli Enti locali, che da tempo l’Asael ha posto alla politica, proponendo la necessità di far nascere una classe politica più  preparata al ruolo che viene chiamata a svolgere. L’Attività di servizio al cittadino comporta, oggi più di ieri, professionalità nel fare amministrazione e consapevolezza di un ruolo delicato e complesso. Indubbiamente oggi assistiamo spesso ad una approssimazione nell’espletamento dei ruolo pubblico».

Le chiediamo infine se conosce quali iniziative intenda proporre il Presidente Musumeci che ha affermato “l’urgenza di una riforma della finanza locale,considerato che le province sono al collasso ed anche i Comuni”
«Il sistema della finanza locale ormai è al collasso perché non al passo con i tempi di una democrazia partecipativa che non viene però attuata. Dalla riforma degli anni novanta si iniziò a parlare di federalismo fiscale basato sui concetti di  costi e fabbisogni standard per mettere i Comuni nelle condizioni far quadrare i propri conti con un sistema aziendalistico in  cui la  compartecipazione del  cittadino-contribuente venisse garantita maggiormente e dall’altro lato Regione e Stato intervenisse con maggiore razionalità, abbandonando il criterio di una spesa storica basata da tanto tempo da concetti superati della popolazione e dell’estensione territoriale. 
L’Asael ha da tempo proposto questo radicale cambiamento nel segno di una maggiore efficienza nei governi locali e di una doverosa giustizia distributiva nei servizi alle comunità».