Avete parlato di immigrati, di degrado, del quartiere di sinistra che avrebbe applaudito Salvini, di centri sociali, ma vi siete guardati intorno? Dov’è stata ammazzata Desirée, dov’è stata tenuta per due giorni?
Vivo dal 2006 al Pigneto, quartiere che con San Lorenzo condivide storia, mutamenti e problemi. Non ve li elenco, c’è un’ampia letteratura al riguardo.
A fasi alterne, per molti anni anche il mio quartiere è stato ostaggio dello spaccio. Ho raccolto siringhe e ragazzini di sedici anni. Abbiamo chiamato ambulanze (ricordo una tossica incinta di sei mesi e un uomo che sembrava morto).
Ho ascoltato i racconti dei vicini e degli esercenti dei bar intorno che cacciavano i tossici dal bagno. Ho ripreso e fotografato spacciatori, sono andata diverse volte in commissariato, ho rifiutato droga a tutte le ore del giorno e della notte.
Ho discusso con gli spacciatori che nascondevano droga sulle ruote della mia macchina, ho cambiato due volte i copertoni che gli spacciatori mi avevano squarciato perché avevo osato bloccare -ignara – il contatore della luce dove avevano nascosto chili di roba un sabato sera e un’altra volta perché li avevo guardati male mentre vendevano eroina a due ragazzini. Ho fatto denunce. Sono stata insultata per strada dagli spacciatori.

Claudia Andreozzi

Ho rinunciato alla consegna del quotidiano sullo zerbino perché perché il corriere non riusciva a entrare nella mia via per colpa di un locale che alle 4 e mezza vendeva shottini a un euro.
Un mio vicino ha passato un’estate intera sull’uscio di casa, armato di megafono e tubo da giardino, per annaffiare e insultare i ragazzi che venivano a bucarsi tra le macchine e quelli che venivano a fare pipì.

Un altro prima di portare i figli a scuola faceva il giro della macchina per togliere eventuali siringhe.
Ho smesso di invitare i miei genitori a cena a casa, quando passavano da Roma.  Abbiamo fatto assemblee allo Yeti chiedendo inutilmente al Comune (Alemanno prima e Marino poi) di intervenire (e ho poi sentito alcuni degli stessi vicini lamentarsi quando Tronca è intervenuto, mandando persino i poliziotti a cavallo, ché noi gli sbirri nel quartiere non li vogliamo).
Ho visto i maghrebini radunarsi intorno al ciccione napoletano alle tre del pomeriggio. Ho imparato che in venti metri di marciapiede ci sono altrettanti nascondigli per la droga, se tutti smettono di farci caso.
Tutte cose che un cittadino di San Lorenzo riconoscerà. Perché allora al Pigneto non è stato ammazzato nessuno? Che cosa c’è di diverso?
Mentre facevo la spesa al mercato, stamattina (27 ottobre), ho ripensato alle decine di ragazze che ho visto girare nel quartiere, quelle che alle 10 stavano già cercando una dose. E’ stato un caso? Ho ripensato a Desirée. Al suo percorso, al momento in cui ha superato quel cancello. Ecco l’unica differenza che mi salta agli occhi. intorno all’isola pedonale del Pigneto scorrono due consolari e due ferrovie, ma non ci sono due ettari di baracche e palazzoni abbandonati. Non nelle immediate vicinanze della piazza di spaccio almeno.
A chi amministra questa città suggerisco di guardarsi intorno. Perché nessuno chiede alla Raggi di risolvere il traffico internazionale di stupefacenti (“l’eroina a due euro” è il titolo in prima che non ho letto): basta occuparsi degli inneschi di questo degrado.
Preferibilmente partendo da quelli più semplici da disinnescare, quelli che non richiedono clamorose riforme. La mancata rigenerazione dei quartieri è uno di questi inneschi. Rigenerare non vuol dire per forza gentrificare, mandare via i residenti storici per trasformare tutto in un B&B.
Non ci sono solo centri commerciali da costruire.
A San Lorenzo gli affitti sono alti, c’è una speculazione notevole su stanze e posti letto. Perché non si crea uno studentato decente, gestito dall’università?
È l‘urbanistica a disegnare le città. Fare una piazza invece di una tangenziale (città mediterranea vs. città nordamericana) crea una cittadinanza diversa.
Spazi abbandonati scoraggiano la socialità, che invece è l’elemento che rende sicure le strade.
A Roma l’impressione è che nessuno voglia creare nulla, se non degrado su cui lucrare politicamente.
di Claudia Andreozzi
Giornalista de La 7