Il turismo termale in Sicilia subisce l’ennesima battuta d’arresto. Antonio Mangia, presidente di Madonie S.r.l. Terme e Benessere, ieri pomeriggio (mercoledì 23 agosto) nel corso di un’assemblea coi soci ha comunicato la decisione di «rinunciare alla costruzione di un centro termale in Contrada Parrino di Geraci Siculo», in provincia di Palermo.
Una storia lunga e travagliata cominciata nel lontano 2011 con la costituzione della società e che ha attraversato, per stessa ammissione del presidente, «ostacoli ed avversità di ogni tipo».

«Avevo l’ambizione, l’entusiasmo, la voglia e l’orgoglio – lo sfogo di Antonio Mangia – di creare nel mio paese un centro termale come esiste a Fiuggi, a Chianciano  ed Ischia. Sognavo  di vedere flotte di turisti…»; un sogno che s’infrange, prosegue il presidente in quanto è manifesta «la totale assenza di interesse verso le nostre iniziative da parte delle Amministrazioni Regionale e Comunale, che non hanno  voluto sostenere l’iniziativa».

Il pronunciamento negativo della Soprintendenza sul piano di lottizzazione (recapitato lo scorso mese), «per quanto rivedibile e/o emendabile, evidenzia l’impossibilità di potere attuare sull’area venduta il centro Termale e di Benessere».
Secondo quanto asserito da Mangia ai tecnici della “Terme e Benessere” sarebbe stato comunicato che il piano di lottizzazione proposto dalla società «veniva respinto perché tra l’altro non aveva recepito alcune utili indicazioni impartite nel corso di incontri informali», quindi mai comunicate ufficialmente alla società proponente

«Per tali motivi – conclude Mangia – ho ritenuto opportuno proporre all’Assemblea di deliberare di rinunciare a proseguire nel progetto di costruzione del Centro Termale in contrada Parrino con la conseguenza di richiedere il risarcimento dei danni subiti per l’aggiudicazione di un’area non idonea alla costruzione del Complesso Termale in contrada Parrino e la immediata restituzione del doppio della caparra confirmatoria (circa 180 mila euro, ndr), già versata dalla nostra società».

Altro problema irrisolto, che Mangia ha socializzato ai soci nel corso dell’assemblea, rimane quello della ricerca di acqua oligominerale all’esterno dell’area di Parco delle Madonie vincolata, per poter alimentare il centro termale.
Mangia afferma che le iniziative messe in tatto dalla società «sono state in ogni modo ostacolate e rallentate da una burocrazia nemica dello sviluppo e da agenti esterni».
«Ritengo – ribadisce – che senza poter disporre di una sorgente di acqua oligominerale per le cure idropiniche il centro termale non ha motivo di esistere».

L’amarezza esternata dal presidente non impedisce la possibilità di un’ulteriore apertura al dialogo in futuro: «Con l’eventuale verificarsi di circostanze più favorevoli e di interlocutori istituzionali a tutti i livelli che credano veramente e sostengano senza remore le nostre iniziative, saremo nelle condizioni di riprendere il nostro programma».

E così, mentre il termalismo campano alimenta quasi il 30 per cento del termalismo italiano (riporta il Qds in un’inchiesta di fine giugno), “la Sicilia è fuori dalla lunga scia del nuovo business termale. Con le sue dieci aziende censite da Federterme nell’ultimo rapporto disponibile (2015) essa occupa appena il 2,6 per cento del comparto”.