Non dovrà più recarsi quotidianamente presso gli uffici della polizia giudiziaria per firmare nei registri. È stato revocato l’obbligo di firma a Rosario Lapunzina, primo cittadino di Cefalù accusato di peculato aggravato e continuato per avere utilizzato una Panda di proprietà dell’amministrazione comunale per finalità personali, quali viaggi e spostamenti fuori dal territorio per incontri di carattere privato. Il gip Michele Guarnotta ha accolto la richiesta presentata dall’avvocato Vincenzo Lo Re che, sia durante che dopo l’interrogatorio di garanzia, ha presentato numerosi documenti a discolpa del sindaco.

Ad accusarlo è il pm Giovanni Antoci – che ha coordinato l’attività investigativa condotta dagli agenti del commissariato della Polizia di Stato di Cefalù guidato dal vice questore Manfredi Borsellino – secondo il quale Lapunzina non soltanto si sarebbe appropriato della Fiat intestata al Comune, avendone il possesso e la disponibilità per via del suo ufficio di sindaco, ma si sarebbe altresì posto alla guida della vettura parcheggiandola sotto la sede della propria abitazione, sia nei giorni feriali che festivi , tanto in orali serali che notturni.

Una condotta che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata tale da esercitare sull’automobile un potere corrispondente a quello del legittimo proprietario, ovvero la pubblica amministrazione, sottraendola alla disponibilità di quest’ultima. Accuse che il sindaco ha sempre respinto con forza, sostenendo la totale estraneità rispetto ai fatti addebitategli : secondo la difesa, i settanta accessi personali ai serbatoi della cinta urbana che risultano dagli atti depositati, sarebbero infatti legati all’abitudine di Lapunzina di effettuare personalmente dei controlli utilizzando, appunto, la Fiat Panda.

Nessun utilizzo personale, dunque, ma soltanto la solerzia di un amministratore scrupoloso, anche alla luce del contenzioso da tempo in atto tra la Presidiana srl e il Comune. Un modus operandi che il primo cittadino, seppure indagato, ha mantenuto
inalterato, continuando a svolgere i sopralluoghi e utilizzando la propria macchina. In una lettera prodotta già il giorno dell’interrogatorio, per evitare equivoci, Lapunzina aveva comunque messo nero su bianco la rinuncia alla vettura intestata
all’amministrazione.

Il sindaco non ha mai nascosto l’amarezza in merito alla vicenda che lo vede coinvolto: nell’ottobre scorso, dopo avere ricevuto il provvedimento del gip di Termini Imerese, aveva affidato a facebook uno sfogo, manifestando la propria disponibilità a fornire alla magistratura il contributo e la collaborazione necessari all’azione di accertamento in corso e ricevendo, contestualmente, le attestazioni di stima di centinaia di concittadini certi della linearità della sua condotta.

In un altro filone dell’inchiesta giudiziaria a Lapunzina viene contestato, secondo quanto lui stesso ha reso noto, «di non avere assunto iniziative nei confronti di un dipendente comunale» : sono in corso , da parte del commissariato di Cefalù, ulteriori accertamenti, ma il riserbo mantenuto dalla Procura di Termini è strettissimo.

Il nuovo procuratore Ambrogio Cartosio, infatti, lavora in silenzio su altri aspetti dell’indagine e su eventuali altri soggetti coinvolti, non specificatamente destinatari dell’ordinanza di misura cautelare che porta la firma del gip Angela Lo Piparo.
L’inchiesta infatti è molto ampia e non riguarda soltanto il provvedimento a carico del sindaco.