Avrebbero ingiuriato il Segretario generale durante una seduta in consiglio comunale. All’udienza del 22 settembre, tenutasi davanti il giudice monocratico, Fabio Stuppia, del Tribunale di Termini Imerese, l’ex  segretario generale del Comune di Castellana Sicula si è costituita parte civile contro gli imputati ed ha depositato, tramite il suo legale, l’avvocato Salvatore Sansone, la richiesta di risarcimento danni.
I fatti risalgono al 20016, quando il presidente del Consiglio Comunale di Castellana Sicula era Santo Sabella ed il Consigliere Francesco Calderaro. Entrambi sono stati citati in giudizio dal Publico Ministero, di Termini Imerese, Giovanni Antoci, per il reato di diffamazione.

L’articolo contestato ai due è il 595 del codice penale, aggravato dal comma 3: l’offesa sarebbe stata recata ad un pubblico ufficiale, ovvero alla segretaria comunale, la dottoressa Lucia Maniscalco, che al tempo ricopriva, a scavalco, il ruolo di segretario generale dell’Ente.

Secondo l’accusa, in una seduta di consiglio comunale tenutasi il 29 gennaio 2016, dove tra gli altri punti all’ordine del giorno l’argomento su cui discutere e deliberare era “il Piano triennale per la prevenzione della corruzione per il periodo 2016-2018, (redatto proprio dal segretario generale del Comune) i due avrebbero ingiuriato ed offeso proprio il pubblico ufficiale che in quella seduta non era presente.
Motivo: il presidente del consiglio non avrebbe concordato la data del civico consesso e la stessa era già impegnata nel comune (Gangi) dove presta servizio di ruolo.

Salvatore Sansone

Consuetudine che, secondo quanto apprendiamo dall’amministrazione comunale attiva, si sarebbe verificata spesso e che non permetteva al segretario generale di essere presente poiché alcune sessioni coincidevano  anche con la tenuta di altri consessi consiliari ove il segretario avrebbe dovuto garantire la presenza in quanto fissati e concordati prima, cosa che, pare, non accadeva con la presidenza del consiglio castellanese.

Come si legge dallo scarno verbale redatto dal vice segretario comunale, Enzo Scelfo, “il consigliere Ferruzza osserva che è opportuno che il Presidente concordi con il Segretario Comunale la data di convocazione del Consiglio Comunale”, anche in considerazione del fatto che il “Piano” era stato redatto proprio dallo stesso pubblico ufficiale.

Secondo la contestazione del PM, i due imputati del procedimento, a seguito della dichiarazione del consigliere Ferruzza, avrebbero “offeso la reputazione” del segretario generale, invitandola, tra l’altro a “dimettersi” e ad “andarsene a casa”.

Sabella, nel corso del Consiglio Comunale, avrebbe detto chiaramente che il funzionario oltre a costare “parecchio” non avrebbe fatto niente. Rivolgendosi al consigliere Ferruzza, che aveva sollevato la questione: “Tu lo sai meglio di me… Senza fari nenti… Senza fari nenti”.
Il segretario comunale pesava sulle casse comunali 1.300 euro al mese (lordi) e la stessa ha rinunciato anche al rimborso delle spese di viaggio.

Sempre secondo l’accusa, il consigliere Calderaro nel suo intervento, avrebbe “ripreso e confermato” il “concetto diffamatorio” del presidente del  consiglio: “… Senza fari nenti …”.

Il 26 aprile 2016 l’amministrazione Di Martino ha incaricato l’avvocato Nino Caleca “per proporre azione di tutela dell’immagine dell’Amministrazione Comunale in relazione ai fatti occorsi nella seduta consiliare del 29.01.2016 e a tutti i fatti presupposti e conseguenziali”.

“I fatti occorsi – si legge nella delibera di giunta – hanno un riflesso immediato nei confronti dell’Amministrazione Comunale traducendosi in un danno all’immagine di notevole entità tenuto conto che si sono verificati nel corso di una seduta consiliare e in relazione all’esercizio delle funzioni del pubblico ufficiale che assisteva alla seduta”.

“Proveremo tramite i testi citati dal pubblico ministero – dichiara l’avvocato Salvatore Sansone  – a dimostrare il grave danno morale e professionale cagionato alla mia cliente dalle espressioni gravemente offensive pronunciate durante una seduta in consiglio comunale”. Il processo è stato rinviato al 9 marzo 2018.

L’Amministrazione Comunale di Castellana Sicula non avrebbe dato mandato all’avvocato Caleca, nominato al tempo dalla Giunta municipale, di attivarsi per la costituzione di parte civile.