«Sono fatti e vicende del 2012 del tutto estranei alla nuova gestione della Fondazione Giglio di Cefalù».
Lo afferma il presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano, alla guida del Cda dal 2015, in merito all’inchiesta della Procura della Repubblica di Termini Imerese.
Notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari iniziate nel 2012. Il provvedimento ha raggiunto 34 persone, tra medici, infermieri e personale amministrativo
in servizio presso una Fondazione ospedaliera con sede in Cefalù e presso l’Assessorato regionale della Salute, in quanto ritenute responsabili – a vario titolo, autonomamente e in concorso tra loro – di peculato, falso, abuso d’ufficio, truffa ai danni del Servizio Sanitario Regionale (SSR) e illecita gestione di specialità medicinali ad azione stupefacente, per un totale di 87 capi d’imputazione.

«Il nuovo corso della Fondazione Giglio con questi fatti non c’entra nulla – ribadisce il presidente -. Ci siamo dati, dall’insediamento criteri e regole di trasparenza anche sulla gestione delle liste di attesa. E’ stato un vero e proprio cambio di verso che ha portato al risanamento anche economico della Fondazione Giglio».

«Mi spiace, che il ritorno in cronaca, in un momento delicato che vive la Fondazione, di questa vicenda che – afferma Albano – non ci appartiene, possa danneggiare l’immagine di un ospedale e dei suoi operatori a cui i pazienti si rivolgono con grande fiducia».

«Fra l’altro – conclude il presidente della Fondazione – questa vecchia inchiesta fa riferimento alla chirurgia generale il cui responsabile non è più dipendente della Fondazione Giglio. Ribadiamo la massima collaborazione  con l’autorità inquirente affinché si arrivi rapidamente ad una verità processuale che possa far emergere il nuovo corso dato, in questi anni, alla nuova Fondazione Giglio di Cefalù».