Ci risiamo, le nostre Istituzioni democratiche, checchè se ne dica, anche questa volta ci daranno la possibilità di scegliere tra i numerosi candidati coloro che dovranno rappresentarci in seno all’Assemblea Regionale Siciliana.
Il sistema elettorale attuale consente una doppia preferenza, una per il candidato alla Presidenza della Regione e una per il candidato inserito nella stessa lista provinciale.
L’unica limitazione al voto democratico è rappresentata dall’alta soglia di sbarramento (5%) che ogni lista dovrà raggiungere in ambito regionale per usufruire della ripartizione proporzionale dei seggi.

È probabile che questa limitazione abbia contribuito a scoraggiare alcune potenziali candidature come quella del Sindaco di Troina. Per il resto gli elettori non hanno alibi per non andare a votare. In campo c’è di tutto, belli e brutti, com’è giusto che sia in democrazia. Ci sono candidati donne per il 50% dei posti disponibili in lista (due), ci sono candidati espressione dei territori e della categorie sociali, ci sono candidati navigati e “ca scorcia”, ci sono candidati neofiti e “di primo pelo”, ci sono candidati di testimonianza e riempitivi, ci sono candidati inconsapevoli e distratti, ci sono candidati “per riconoscenza”, ci sono candidati “per protesta”, ci sono candidati “a credito”, ci sono candidati “vuoto a perdere” e ci sono pure candidati utilizzati come “testa d’ariete”.

La varietà delle candidature non deve meravigliarci perchè rispecchia, evidentemente, il territorio che  la esprime, se è anche vero che società civile e società politica altro non sono che due facce della medesima medaglia.
Puntare il dito sulla sola classe politica è solo un esercizio retorico che nasconde l’incapacità della nostra società di riempire di contenuti valoriali e culturali il concetto di “partecipazione”.

Se infatti è vero che ogni società ha il governo che si merita, è nella medesima società che bisogna ricercare le cause di tale progressivo decadimento. Se questo è il tempo della mediocrazia la colpa non può certo imputarsi a chi, ancorché deficitario dei necessari requisiti richiesti dal buone senso, esercita il costituzionale diritto di elettorato passivo, ma a quella categoria di cittadini più dotata che, continuando a guardarsi questo triste spettacolo dalla finestra, finisce per essere solo epidermicamente fedele alla Repubblica.

L’obbligo di fedeltà alla Repubblica previsto in Costituzione per tutti i cittadini va infatti parametrato e personalizzato. Chi più può, più deve!