La bellezza e la simpatia madonita concentrata tra le trame dei riccioli scuri dell’attore Bruno Di Chiara.
A Castellana Sicula, suo paese d’origine, lo conoscono tutti e sorridono ancora ricordando le sue esilaranti imitazioni che avevano come protagonisti gli “attori” semplici e diretti della quotidianità castellanese.
È il caso di dire “Cu nesci arrinnesci”, un esempio positivo per molti giovani alla ricerca della realizzazione dei propri sogni.
L’incontro con il premio Nobel Dario Fo e la grande Franca Rame, Alfio Antico e poi la straordinaria Emma Dante che riconoscendo il suo talento decide di alzare il sipario e di “iniziarlo” al mondo immaginifico e fascinoso del teatro.

Un curriculum che somiglia tanto ad un viaggio capace di toccare le punte estreme della conoscenza, fino ad approdare al grande schermo nella serie televisiva di Pif: “La mafia uccide solo d’estate” che va in onda su Rai 1.
Odisseo torna tra i meandri della sua terra e ne narra gli anfratti più controversi divenendo tragico protagonista del male che da sempre attanaglia la nostra bella isola. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per un’intervista.

Cosa amava fare da bambino Bruno Di Chiara?
«Sono stato bambino tra bambine e bambini: la scuola, poi i pomeriggi a giocare per strada, qualche volta la sera a suonare i campanelli per poi scappare, poi in estate per quindici giorni nel bosco, con gli altri ragazzi per il campo GEA»

La musica e il teatro le tue grandi passioni…puoi raccontarti e raccontarci?
«Sono cresciuto in una casa piena di strumenti musicali, ma non sono stato subito attratto. Quando conobbi Alfio Antico, in un laboratorio di pelli e tamburi, esplose la passione per la musica e per il ritmo. Da allora l’ho coltivata contribuendo a fondare un gruppo di musica popolare di cui forse qualcuno si ricorda nelle Madonie: i SineNomine. Il Teatro arrivò dopo qualche anno ed ha avuto il volto di Dario Fo e Franca Rame. Li incontrai partecipando ad un laboratorio condotto da entrambi. Ne fui conquistato. Da allora non ho più smesso: studio, sudore, fatica, e la fortuna di incontrare tante belle persone di teatro e di spettacolo che mi hanno insegnato tanto». 

E poi l’esperienza con Emma Dante e la sua “Odissea a/r”, spettacolo per il quale hai composto anche una canzone…
«Emma è una persona straordinaria, con una fortissima personalità ed un grande carisma. Ha saputo tirar fuori e valorizzare il meglio della mia creatività e, a suo dire, del mio talento. È sua la scelta di inserire nell’Odissea una tra le canzoni che ho scritto “Rapimi la porta”, creata durante i laboratori, grazie agli stimoli dei miei compagni. Così come sua è la “responsabilità” di avermi scelto per interpretare Odisseo nel compimento del viaggio. E io gliene sono grato».

Odissea a/r

Il pubblico è un momento di verità per un attore, come vivi i tuoi successi, le tue fatiche e il tuo ritorno alle origini come il viaggio controverso di Ulisse alla ricerca di sé stesso?
«Quando vai in scena dimentichi il mondo, quello che sta fuori e quello interiore. Devi immergerti nella rappresentazione e farla vivere. Quando cala il sipario ritorni alla vita reale, e la trovi diversa. È come quando fai un viaggio: ritorni e i luoghi, che ti sono familiari, ti appaiono diversi. E questo accade ogni volta. Così mi succede quando mi specchio nei luoghi e nei volti delle mie origini, le Madonie mi sono sempre familiari e care, ma ogni volta diverse. E continuiamo a rincorrerci, a cercarci». 

E ancora la tua partecipazione alla serie televisiva “La mafia uccide solo d’estate” di Pif…cosa vuol dire per un attore di teatro lavorare davanti alla macchina da presa?
«Il pubblico è un elemento fondamentale del Teatro. Ogni rappresentazione è unica, anche in relazione al tipo di pubblico ed al suo modo di partecipare. Qualcuno dice che il teatro nasce e muore ogni giorno, per poi rinascere. Sul set invece è come se ci fosse un occhio che ti guarda, ti scruta, ti legge i pensieri, ti spoglia. Ti devi abituare a quella presenza, fin quasi a dimenticarla, pur mantenendone la coscienza. E poi c’è una opportunità che il teatro non ti offre mentre il cinema si: potrai scegliere di diventare spettatore e vederti in scena dove sei stato attore». 

Bruno, quali sono i tuoi progetti per il futuro? Quali messaggi vuoi lanciare ai tanti giovani madoniti che partono alla ricerca dei loro sogni?
«A gennaio sarò con i miei compagni al Teatro Massimo col Macbeth, di cui Emma Dante cura la regia. Poi continueremo la tournée italiana con l’Odissea a/r al Teatro Argentina di Roma, al Teatro Verdi di Pordenone ed al Teatro Manzoni di Pistoia. Per il resto sto valutando alcune proposte che mi permettano di migliorare continuando a coltivare le mie passioni. Partire è necessario. Come è necessario seguire un sogno. Lo è stato per me e lo sarà per tanti altri ragazzi. Io credo che ciascuno debba portare con sé la propria Itaca per potere, come Ulisse, alla fine scegliere di ritornarci»

(Ph: Franco Lannino e Chiara Quartararo)

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