La lista “Micari presidente”, presentata  nel collegio di Messina è fuori dai giochi.  La Corte d’Appello di Messina  si è espressa negativamente. La corsa contro il tempo di venerdì 6 ottobre scorso, da Palermo verso Messina, dei due presentatori della lista “Arcipelago Sicilia Movimento dei Territori – Lista Micari Presidente”, non sarebbe valsa a nulla in quanto il cancelliere del Tribunale della Città dello stretto  non ha voluto sentire ragioni sulla mancanza di rispetto dei tempi e dei modi previsti dal “calendario delle operazioni preparatorie” riguardanti la presentazione della documentazione.
Entro le ore 16:00 del 6 ottobre,  le “liste provinciali dei candidati alla carica di deputato regionale avrebbero dovuto essere presentate presso la cancelleria del Tribunale del capoluogo di provincia in cui ha sede l’Ufficio centrale circoscrizionale”.

Come avevamo anticipato (clicca qui per leggere) il cancelliere ha rifiutato la documentazione, rilevatasi carente, e ha invitato a presentare la stessa direttamente all’Ufficio Elettorale, a cui spetta la competenza sull’ammissione delle liste.

La giurisprudenza ha chiarito che la consegna si traduce  in un atto di natura istantanea del quale il pubblico ufficiale è obbligato a dar conto nella ricevuta.

Presentare la lista, infatti, (cfr. Art.32/10° DPR 570/60) significa “mostrare agli altri”: “la presentazione si risolve in un’azione, che si consuma nel medesimo momento in cui è compiuta e consiste, nel caso di specie, nel portare al cospetto del segretario (…) la lista e gli allegati”.

Il tempo si è trasformato in una ghigliottina per gli sfortunati delegati che, se dovesse verificarsi l’esclusione della lista “Micari Presidente” si porteranno per tutta la vita la macchia indelebile di avere infranto il sogno di entrare all’ARS per molti candidati, in considerazione del fatto che l’esclusione dalla competizione messinese renderebbe impossibile il raggiungimento del fatidico sbarramento del 5 %.
Il voto a qualsivoglia candidato risulterebbe pressoché inutile e diverrebbe una condizione demotivante per tutti i promettenti competitor schierati, nell’affrontare questa costosa campagna elettorale.

Il prezzo più alto di questo pasticcio messinese potrebbe pagarlo il presidente della Regione uscenteRosario Crocetta. Al leader del Megafono da un lato è stato chiesto di sacrificare il movimento e di far confluire candidati e consensi nella pentola della lista “Micari Presidente”, lasciata (inspiegabilmente) a fuoco lento da Leoluca Orlando; dall’altro sarebbe stato tradito dallo stesso Partito Democratico di Davide Faraone che gli avrebbe imposto, tramite Renzi, di fare alcuni passi indietro.

Passo indietro oggi, passo indietro domani e approfittando della lealtà di Crocetta, della quale occorre dare merito, Faraone ed il suo PD  hanno escluso il presidente uscente dal guidare la lista “associata” (Il Megafono – Micari Presidente) di Palermo e di Catania, facendolo ripartire da capolista dal collegio di Messina, dove nel 2012, peraltro, aveva preso meno voti rispetto agli altri otto collegi provinciali siciliani. Crocetta, con grande coraggio e dignità, ha raccolto la sfida e si è prestato, ancora una volta, ai giochi dei pretoriani di Renzi.

Tuttavia, per rassicurare gli elettori e non far perdere la fiducia dei candidati di questa sfortunata compagine “last minute”, interviene  Giovanni Di Salvo, coordinatore del Comitato elettorale di Fabrizio Micari.  «Stiamo studiando con attenzione la situazione – spiega – e stiamo valutando ogni strada possibile per poter competere ad armi pari con le altre coalizioni anche in quella provincia».  Impresa ardua che potrebbe finire davanti al Tar regionale.
Il Tribunale Amministrativo, trattandosi di materia elettorale, si esprimerebbe a strettissimo giro. Gli avvocati di Micari dovranno mettere in discussione il “rigoroso rispetto dei termini e delle forme prescritti”. Un’impresa ardua.

Intanto Matteo Renzi segue dall’Olimpo le vicende elettorali siciliane. Alle notti insonni di Daniele Siracusano e Giovanni Rovito (i “presentatori” più famosi d’Italia), infausti protagonisti di questa incredibile vicenda, si aggiunge quella di Davide Faraone.

Il destino politico del sottosegretario è appeso al sottilissimo filo che tiene la ghigliottina. Il prevedibile risultato negativo cui andrà incontro l’ignaro rettore, costringerà Zeus a fare il segno del “pollice verso”.
Niente paura. Nessuna scena raccapricciante. La testolina di Faraone verrà raccolta da Crocetta. Non cadrà nella cesta.

 

Il Megafono scompare e Lapunzina si ritira: «La mia storia personale non può confluire nella lista a sostegno di Micari» – IL VIDEO