I Siciliani non ripongono grande fiducia nell’acqua di rubinetto. Da un’indagine dell’anno scorso commissionata dall’Associazione Acqua Italia all’istituto indipendente Telesurvey Research emerge che il 44% degli italiani dichiara di bere “sempre o quasi sempre” l’acqua del rubinetto, al Sud la percentuale scende al 33,4%.
Eppure «la qualità dell’acqua delle condotte idriche della Sicilia è, né più né meno, simile a quella di tutte le altre regioni d’Italia. L’acqua del rubinetto, infatti, può essere bevuta senza problemi in quanto per la sua composizione è definita “medio-minerale”, il che vuol dire che contiene tutti i sali minerali necessari  e nella giusta quantità per il corretto funzionamento del metabolismo cellulare»,  dichiara nel corso di una nostra intervista la professoressa Maria Anna Coniglio, Responsabile del Laboratorio Regionale di Riferimento per la Sorveglianza Ambientale, Clinica e il Controllo della Legionellosi della Sicilia orientale (Messina e isole escluse) e Ricercatore di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Catania.

Una grossa fetta della popolazione, però, continua a preferire l’acqua imbottigliata che, purtroppo, non è sempre sinonimo di qualità. «Sfruttando l’equazione acqua minerale = acqua buona, ultimamente si stanno verificando dei fatti preoccupanti che possono danneggiare i consumatori. La legge impone che l’acqua minerale venga imbottigliata in un certo modo (plastica trasparente, tagli da 2 litri o un litro e mezzo… etichette ben precise, ecc ecc, ndr) dunque chi va al supermercato e vede una bottiglia con le citate caratteristiche pensa subito che sia acqua minerale. Non è così. La legge non vieta di imbottigliare con le caratteristiche dell’acqua minerale un’acqua che minerale non è»,  ci spiega la professoressa Francesca Di Gaudio, ricercatore di biochimica e docente di chimica della scuola di medicina all’università di Palermo.

Francesca Di Gaudio

Francesca Di Gaudio

«Si trovano in commercio – continua la docente – acque provenienti da impianti di potabilizzazione a impianto osmotico che possono essere “peggiori” di quelle del rubinetto e che non hanno nulla a che vedere con quelle minerali. Ci sono impianti di potabilizzazione che forniscono l’acqua ai Comuni e contemporaneamente la imbottigliano vendendola anche a basso prezzo in confezione simile a quella minerale. Le false acque minerali ingannano ed espongono ad un inutile costo i consumatori e l’ambiente, per l’aumento dell’uso della plastica e dei costi di trasporto»,

Il ragionamento della docente palermitana prosegue ed investe in pieno le abitudini di svariati consumatori: «Pensiamo di tutelarci comprando acqua imbottigliata quando la maggior parte dell’acqua che noi introduciamo nel nostro corpo durante il giorno non è quella minerale che compriamo e beviamo ma quella di rubinetto che mangiamo. Basti pensare che quando riempiamo le pentole di acqua di rubinetto per cucinare pasta, riso,  patate, che fungono da assorbitori chimici, insieme alla pietanza potremmo cosi assumere eventuali “sostanze tossiche” presenti nell’acqua».

«Se l’assunto è: “per tutelare la mia salute utilizzo acqua minerale”, – afferma Di Gaudio – bisognerebbe cucinare con l’acqua minerale e magari solo bere l’acqua del rubinetto perché “mangiamo” più acqua di quanta ne beviamo».

Bisogna ricordare però che «l’acqua minerale in bottiglia è di certo garantita pura alla sorgente ma non necessariamente all’utente finale, stante le innumerevoli variabili che possono inficiarne la qualità durante le fasi di trasporto e immagazzinamento delle bottiglie», sottolinea la professoressa Maria Anna Coniglio. «Discorso diverso per l’acqua conduttata – dichiara Coniglio – che è disinfettata mediante cloro già dall’ente gestore del servizio idrico e, pertanto, è garantita “pura” all’utente».

La popolazione si nutre di acqua di rubinetto, è un dato assodato, e diventa dunque importantissimo che i Comuni possano disporre di acque di qualità. «Il decreto legislativo 31/2001 – continua la Di Gaudio – prevede il controllo di  tanti parametri che l’acqua erogata nelle nostre case deve rispettare. Tali parametri spesso sono difficili da determinare e molto costosi. Può quindi succedere  che, per un problema di costi, alcuni comuni potrebbero  non far controllare tutti i parametri che prevede la legge ma solo alcuni, anche perché ci sono poche strutture laboratoristiche in grado di effettuarle . Le analisi delle acque possono cosi risultare sommarie, per mancanza di risorse economiche e di strutture in grado di fare analisi più  complete. A volte le strutture  incaricate dai comuni scelgono di indagare su alcuni parametri che magari sono i “meno pericolosi” e più facili da analizzare».

Maria Anna Coniglio

Maria Anna Coniglio

L’acqua delle condutture, inoltre, prima di giungere nelle nostre case, spesso, passa per le cisterne di accumulo e anche tale tassello è importante per completare il quadro sulla qualità delle acque. «Andrebbe fatta una campagna  di informazione e sensibilizzazione per evitare che le cisterne di accumulo, spesso in plastica, siano esposte al sole sopra i tetti delle abitazioni, perché ciò può danneggiare e modificare l’acqua stessa», puntualizza la docente palermitana.

«In Sicilia – conclude – ci vorrebbero controlli più accurati, laboratori in grado di fare analisi più complete e cittadini informati sulla qualità dell’acqua che acquistano o giungono nelle  loro case in modo da poter scegliere se è veramente il caso di sostituire l’acqua di rubinetto con acqua minerale (che non sia “falsa-minerale”, ndr)».

La professoressa Maria Anna Coniglio ci ricorda che «è un diritto richiedere copia delle analisi microbiologiche e chimico-fisiche al proprio ente gestore del servizio idrico».

Tali dati, in alcuni casi, sono aggiornati e reperibili facilmente online sul sito dell’ente gestore di riferimento. Bisogna ricordare, inoltre, che è compito dei sindaci vigilare in materia di qualità dell’acqua e quando necessario rilasciare ordinanze di divieto di consumo per uso potabile. In assenza di ordinanze di questo tipo le acque sono da considerarsi conformi ai parametri di controllo ordinario stabiliti dal ministero della Salute.