In Sicilia 277 comuni su 390 possiedono aree soggette a rischio idrogeologico. Lo dice un rapporto del ministero dell’Ambiente e Legambiente. La classe politica isolana con una delibera di giunta, ad ottobre 2013, ha messo un importante tassello alla fase di elaborazione del Piano di gestione del rischio alluvioni che poi è stato adottato con apposito decreto (in attuazione della direttiva comunitaria 2007/60/CE) il 18 febbraio 2016.
Mariella Lo Bello, assessore regionale al Territorio e Ambiente dal 23 novembre 2012 al 16 aprile 2014, contattata al telefono dalla nostra redazione ha dichiarato: «Dopo l’alluvione di Giampilieri, dopo il prezzo pagato per la forza della natura che si è ribellata alle costruzioni che lì non dovevano stare, abbiamo deciso di costruire una squadra e lavorare su una mappatura territoriale, un censimento che vedesse un intervento fattivo».

«Quello studio – prosegue Lo Bello – dimostra inequivocabilmente che il mancato controllo è “padre’ di eventi che finiscono per essere uno conseguenza dell’altro. Il mancato controllo ha visto costruzioni vicino ai fiumi, in zone ad alto rischio sismico e idrogeologico; i mancati controlli sono alimentatori di una pratica: l’abusivismo. Certamente esistono le tempeste perfette però ad aumentare la possibilità del danno spesso è l’uomo e dunque l’uomo deve porre dei rimedi».

Mariella Lo BelloI rimedi (di cui parla l’ex assessore al territorio e ambiente oggi vice Presidente della Regione con delega alle attività produttive) dovrebbe metterli in campo, almeno in parte, la deliberazione n. 302 del 26 luglio scorso attraverso la quale l’Isola potrà contare sulla rimodulazione degli interventi previsti dal Patto per il Sud che hanno come obiettivo strategico la mitigazione del rischio idrogeologico.

Interessati diversi comuni dei tre Parchi di Sicilia, Nebrodi, Madonie ed Etna, che aspettano da lunghi mesi anche un altro tipo d’intervento: l’approvazione della legge sulle zone franche montane che, a detta di Mariella Lo Bello, «cambierebbe il volto di un’area straordinaria: potrebbe fermare il continuo depauperamento di questi luoghi. Si tratta di poche ed essenziali norme per obiettivi straordinari che vanno messe in cantiere alla ripresa dei lavori all’Ars. Crediamo che la tutela e lo sviluppo di quei comuni possano dare la chiave per un futuro più sereno per le popolazioni che vi abitano».

Tornando al Patto per il Sud, ed al paesaggio delle Madonie in particolare, interventi di mitigazione del rischio idrogeologico della Rocca di Cefalù sono previsti nell’omonimo Comune per un totale di 1,8 milioni di euro, per il consolidamento della zona a valle del centro abitato “Pasciovalli-Fontanazza” e conseguente riassetto ad Alimena servirà un milione di euro.

Il Consolidamento del costone roccioso di contrada S.Croce a Collesano prevede 1,2 milioni di euro. I lavori di consolidamento delle frazioni Madonnuzza – Raffo – Pellizzara – Cipampini – Gulini – Fasanò a Petralia Soprana 1,45 milioni di euro, i lavori di consolidamento della zona sud est del C.U. a Polizzi Generosa 1,6 milioni.

Interessata anche Resuttano coi lavori di messa in sicurezza della strada svincolo Resuttano- bivio Cammarata (AG/PA) SP 19 SS122 (12,5 milioni) e coi lavori di consolidamento e sistemazione del tratto di strada della Via Colombo (1,2 milioni). Il consolidamento della Frazione Borrello a San Mauro Castelverde, limitatamente al centro storico, 14,5 milioni di euro.

demolizione

I citati progetti serviranno ad arginare le fragilità di alcune aree soggette a rischio idrogeologico ma la nostra Isola è anche tra le regioni italiane più (tristemente) conosciuta per l’abusivismo: l’84% degli immobili abusivi, in Sicilia, sorge su terreni sottoposti a vincoli sismico (7 su 10 con livello medio-alto) e idrogeologico, secondo il “Rapporto sull’abusivismo edilizio” della Regione.

In un articolo di Claudio Reale recentemente pubblicato per il quotidiano “La Repubblica” si legge che “da gennaio alla fine di luglio sul Siab, il ‘cervellone’ della Regione che registra gli abusi edilizi scoperti dai Comuni, sono stati segnati 607 nuovi casi, per un totale di 134.301 metri cubi di cemento non in regola con le licenze.

Per tradurlo in un’immagine, se gli abusi fossero tutti concentrati l’uno a un passo dall’altro, in sette mesi sarebbe nato un quartiere con dieci palazzi di dieci piani e quattro appartamenti per piano. Ogni venti giorni un condominio nuovo”.

Angelo-CambianoSi tratta solo dei dati accertati e bisogna considerare che ci sono amministrazioni più o meno “sensibili all’argomento”. Nell’articolo menzioni speciali per l’alto numero di controlli arrivano per il Comune di Marsala.
“La provincia di Trapani è al secondo posto (dopo Palermo) per numero di abusi accertati quest’anno, 122, e quasi la metà di questi casi proviene dalla città del vino, che da gennaio a luglio ne ha segnalati 57. Degni di nota anche i casi di Modica (28 fascicoli aperti dall’inizio dell’anno), Siracusa (22 i casi scoperti), Tortorici (17) e Villabate (16)”.

Accertare gli abusi, segnalarli, ordinare le demolizioni è un lavoro arduo, soprattutto in Sicilia. Lo sa bene Angelo Cambiano, sindaco di Licata, sfiduciato dal Consiglio Comunale perché colpevole, secondo quanto dichiarato a “Il fatto quotidiano”, di aver pestato i piedi a “consiglieri comunali coinvolti in vicende di abusivismo edilizio”.

Cambiano ha ricordato che “demolire non è una scelta politica ma un obbligo di legge”, qualcuno, però, finge di non conoscere la legge.