Il museo civico di Castelbuono è lieto di presentare la mostra personale di Manfredi Beninati, tra i protagonisti della scena artistica internazionale, vincitore del Premio del Pubblico alla 51. Mostra Internazionale Arte la Biennale di Venezia nel 2005. L’esposizione, a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi, raccoglie per la prima volta una selezione antologica di opere dagli inizi degli anni Duemila ad oggi. Inoltre, per l’occasione, Manfredi Beninati ha creato un’installazione ambientale site-specific che trasforma una stanza del trecentesco Castello dei Ventimiglia in un ambiente allestito a grandezza naturale, a cui il visitatore può accedere, unicamente osservandolo attraverso una piccola finestra.

Un luogo da “guardare” come le pitture, i collage, i disegni, le sculture, che costituiscono la vasta e ricchissima produzione artistica che nel corso di meno di un ventennio hanno portato l’artista ad un continuo rinnovamento del linguaggio e del medium artistico.

La mostra presenta una selezione di disegni, dipinti e collage realizzati con tecniche e materiali vari che nel corso della sua carriera artistica Beninati ha sperimentato in un continuo rinnovamento del linguaggio artistico.

I riferimenti alla memoria e alla storia personale si intrecciano con una originale inclinazione al racconto cinematografico e ad interessi letterari e artistici come le Città invisibili di Italo Calvino, che fanno da filo conduttore alla scoperta di luoghi onirici che l’artista popola di personaggi veri o immaginari, in un equilibrio naturale tra sogno e ricordo. Spesso tornano figure familiari di madri, bambini, fratelli, volti che si confondono con le velature di colore, dando allo spettatore la percezione del passare del tempo, come accade in un film.

Attraverso questa stratificazione, caratteristica del suo lavoro, Beninati dipinge interni domestici o paesaggi fantastici, in un’atmosfera rarefatta, alle volte irreale, descrivendo figure che sembrano emergere lentamente da uno sfondo fiabesco.

«Nelle opere di Manfredi Beninati si ha la sensazione di essere arrivati appena un momento dopo un fatto, come spalancare una porta dove è accaduto qualcosa, dove ha vissuto qualcuno, dove il tempo è trascorso inesorabilmente lasciando le sue impronte. Forse è per questo motivo che lavora per mesi, o anche anni, sulle stesse opere: sviluppare una narrazione dialogando col tempo è una pratica di conoscenza di sé che dura tutta la vita», scrive Laura Barreca.

«L’artista fa riferimento ad un’intuizione del 1968 del fisico Gabriele Veneziano, ritenuto il padre della cosiddetta “teoria delle stringhe” o “teoria del tutto”. Come rapportarci con l’idea che il nostro sistema solare non è che una delle infinite realtà esistenti nell’universo?», racconta Valentina Bruschi nel testo in catalogo, “questo immaginario, legato al trascorrere del tempo in una dimensione spaziale, si riflette nelle opere pittoriche e scultoree, realizzata nel suo studio, nel quartiere “Liberty” di Palermo, a due passi da piazza Politeama.

È questo il luogo dove oggi si concretizzano le sue visioni, dopo aver vissuto e viaggiato nel mondo, da Londra a Los Angeles, da Roma a Buenos Aires”.

In occasione della mostra, il Museo Civico pubblica il catalogo antologico, italiano e inglese, delle opere dell’artista, a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi. Un’edizione che per la prima volta raccoglie una grande selezione di opere realizzate dall’inizio della sua carriera alle ultime e più recenti produzioni artistiche.

Biografia
Manfredi Beninati (Palermo, 1970). Dopo aver lasciato gli studi di Giurisprudenza e aver lavorato nel mondo del cinema, trascorre dieci anni in Inghilterra. Nel 2000 intraprende la sua attività artistica a seguito di una scommessa col fratello Flavio.

Nel 2002 si trasferisce a Roma dove si dedica alla scultura e a una pittura figurativa che attinge direttamente ai ricordi d’infanzia, alla letteratura e al cinema. Alla produzione pittorica è intrinsecamente legata anche la pratica delle installazioni che appaiono come set disabitati, spazi spesso inaccessibili allo spettatore, visibili tramite fessure o vetri appannati, sollecitando una sorta di voyeurismo che viola la dimensione privata e l’indefinitezza del ricordo.

Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti internazionali, come l’Italian Affiliated Fellowship in the Arts dell’American Academy in Rome (2007); il Premio del pubblico alla 51. Mostra Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia (2005); il Premio DARC – Ministero dei Beni Culturali per la giovane arte italiana (2004); la Fellowship alla Ranieri Foundation di Civitella Ranieri (2012).

I suoi lavori sono conservati in prestigiose collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, tra cui la Fondazione MAXXI di Roma, la Logan Collection (Denver), la Zabludowicz Collection, la UBS Collection e la Lodeveans Collection, tutte con sede a Londra.

A partire dal 2003 il suo lavoro viene presentato in tutto il mondo, sia in gallerie private che in istituzioni pubbliche, attraverso importanti mostre personali e collettive. Nel 2005 viene selezionato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il Padiglione Venezia ai Giardini, in occasione della 51. Mostra Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia. Nel 2004 ha esposto alla Royal Academy di Londra; nel 2006 al Victoria H. Myhren Gallery, della University of Denver, e presso le Contemporary Art Galleries di Storrs (Connecticut); nel 2008 al Parrish Museum, Southampton (NY) e alla XV Quadriennale di Roma, alla 5. Biennale di Liverpool.

Nel 2009 è la volta della 11. Biennale di Istanbul, della seconda Biennale di Atene, della quarta Biennale di Praga e della partecipazione al Padiglione Italia, con Collaudi, per la 53. Mostra Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia. Nel 2011 espone all’Hammer Museum di Los Angeles all’interno della collettiva When in Rome, e alla terza Thessaloniki Biennale in Grecia, mentre nel 2012 partecipa alla 9. Shanghai Biennale e alla mostra Double Take, in occasione della seconda Mardin Bienali, in Turchia.

Nel 2013 viene premiato dall’Inside-Out Art Museum di Pechino; nel 2014 -sempre a Pechino- presenta la personale Manfredi Beninati. Nature is a Theatre, al Miniature Museum.

Nel 2016 partecipa alla collettiva Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea al MACRO di Roma e alla mostra La torre di Babele, al Museo Pecci di Prato. E’ attualmente in corso la sua personale alla Galleria Poggiali dal titolo Domenica dieci dicembre 2039. Da alcuni anni vive e lavora a Palermo, a Roma e a Los Angeles.

Nel 2010 – insieme alla madre, l’Avv. Carla Garofalo – ha fondato l’Associazione Flavio Beninati che ha sede a Palermo.
www.manfredibeninati.com

Il Museo Civico di Castelbuono desidera ringraziare l’Avv. Carla Carofalo e l’Associazione Flavio Beninati di Palermo. Inoltre, si ringrazia per la preziosa collaborazione: la Fondazione MAXXI di Roma, la Fondazione la Quadriennale di Roma, la Galleria Lorcan O’Neill di Roma, la Galleria Francesco Pantaleone di Palermo e la Galleria Poggiali di Firenze.

Infine si desidera ringraziare Francesco Galvagno e Elenk’Art per il sostegno alla promozione delle attività culturali del Museo Civico e per l’impegno nella diffusione dell’arte contemporanea.