L’attore e regista Carmelo Bene lo definì “l’unico politico decente che l’Italia abbia mai avuto” : certamente, colui al quale è toccata la sorte più tragica, dopo settimane di prigionia e appelli mai accolti, culminata con la morte ad opera delle Brigate Rosse.
Il cadavere di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, fu ritrovato nel sedile posteriore di una Renault 4: l’uccisione avvenne il 9 maggio del 1978, una data che, per l’Italia, ha segnato un punto di non ritorno, consegnando al mondo l’immagine di un Paese in balia dell’angoscia degli anni di piombo e di una vera e propria guerra civile che contrassegnò anche il decennio successivo.

Al ricordo dello statista, due volte capo del governo italiano, è dedicato l’incontro dal titolo “Aldo Moro, le radici di un impegno” che si terrà oggi presso il Circolo Margherita di Termini Imerese in piazza Duomo a partire dalle 17:30.

L’evento segna l’avvio del sodalizio tra il Rotary Club e il Lions Club Termini Himera Cerere – che saranno rappresentati dai rispettivi presidenti Angela Campagna e Maria Concetta D’Asaro –  che inaugura, dunque, un nuovo percorso di collaborazione tra le due realtà, il primo del genere a Termini Imerese.

La finalità comune è la promozione della nozione di legalità, sulla scia di un percorso già intrapreso da tempo a livello associativo.
I lavori, moderati dalla giornalista del Tgr Rai Sicilia Tiziana Martorana, si apriranno con i saluti delle dottoresse Campagna e D’Asaro e del presidente del Circolo Margherita di Termini Imerese Giacinto Lo Faso e proseguiranno con gli interventi dei professori Francesco Maria Biscione e Giovanni Ricci.

Il primo, consulente della Commissione Parlamentare Stragi, è l’autore del libro “Il delitto Moro e la deriva della democrazia in Italia” , oggetto del dibattito odierno; il secondo è il figlio di Domenico Ricci, vice capo scorta e autista personale di Aldo Moro, uno degli “eroi di via Fani” , la strada romana dove avvenne il sequestro a opere delle Brigate Rosse e dove lo stesso Ricci rimase ucciso.

Attraverso le pagine del libro di Biscione, i lavori odierni proporranno una riflessione sulla figura di un uomo politico che, con straordinaria lungimiranza e ferma lucidità, aveva preconizzato le ragioni della crisi politica e democratica che si sarebbe abbattuta sull’Italia e che tentò di contrastare, prima della morte, riavviando una ricomposizione degli equilibri.

È proprio dall’omicidio di Moro, secondo l’autore, che occorre rintracciare le origini della crisi della democrazia e della solidarietà in Italia: l’episodio, anche per via delle modalità che lo caratterizzarono, interruppe infatti con violenza estrema il progetto di rinascita costituzionale in atto, provocando un’alterazione sia nel senso della convivenza nazionale che nella vita delle istituzioni repubblicane,  dando il via a una linea divisiva che, nel tempo, avrebbe assunto secondo  Biscione le forme del preambolo DC nel 1980  e successivamente del craxismo e del berlusconismo fino a provocare la programmatica esclusione di alcuni segmenti della società dall’esercizio del potere, con riferimento sia alle masse che alle élite politiche.

Una linea di divisione che l’autore individua quale causa della crisi politica attuale  e che le istituzioni non avrebbero ancora valutato nella reale complessità.