«Le carceri italiane stanno tornando a situazioni allarmanti di affollamento, con quasi 57mila presenze nelle celle, delle quali 20mila in attesa di un giudizio definitivo ed oltre 19mila straniere. In poco tempo si sono vanificati i provvedimenti adottati dall’Italia dopo le condanne della Corte di Strasburgo. Mancano investimenti e nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, senza le quali parlare di ‘garanzia di sicurezza’ è effimero e non vero. Sollecito il Governo ed il Ministro della Giustizia Andrea Orlando a raccogliere l’appello del Sindacato autonomo polizia penitenziaria SAPPE di riservare particolare attenzione ad un mondo, quello delle carceri italiane, che evidenzia nuove pericolose crepe». L’appello è di Donato Capece, segretario generale del SAPPE, a margine dei lavori del XXX Consiglio nazionale del sindacato in corso di svolgimento a Polignano (Bari).

«Non ci si ostini a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vogliono rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto: gli agenti di polizia penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi, o peggio, aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno. Non dimentichiamo che contiamo ogni giorno gravi eventi critici, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’Amministrazione Penitenziaria», sottolinea Capece del SAPPE, che mette sotto accusa il sistema di organizzazione interno delle carceri, e la cosiddetta vigilanza dinamica che riduce la presenza della Polizia Penitenziaria nelle sezioni detentive. Capece inoltre denuncia: «Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Ed è grave che sia aumentano il numero degli eventi critici nelle carceri da quando sono stati introdotti vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto».

Il SAPPE torna a sollecitare nuove assunzioni per il Corpo di Polizia Penitenziaria, “sotto organico di settemila unità”, anche attraverso «l’emanazione di un concorso pubblico aperto a tutti, non solamente a coloro che provengono dalle Forze Armate». Il SAPPE rinnova infine l’appello al Governo Gentiloni affinchè «quanto prima si attivino le procedure per il rinnovo e l’adeguamento contrattuale della Polizia Penitenziaria e di tutte le forze di polizia, fermo da molti anni».