Il cyberbullismo è un fenomeno molto diffuso soprattutto tra i giovani a causa del largo uso che fanno dei social network. Abbiamo intervistato la giornalista Cetty Mannino che ha fondato il blog sul cyberbullismo  www.intreccio.eu. Su questo sito vengono pubblicati articoli e informazioni sul cyberbullismo, che possono essere d’aiuto sia per le vittime sia per chiunque desideri proteggersi.

 

Qual è la sua definizione di cyberbullismo?
«Per cyberbullismo si intendono tutte quelle forme di violenza psicologica, di stalkeraggio, e tutte le offese e le minacce lanciate attraverso i social network».

Da dove è nata l’iniziativa di fondare un blog di cyberbullismo?

Questa iniziativa è nata dalla mia tesi di laurea, che poi ho postato su un blog dove c’erano anche altri miei articoli e lì la mia tesi ha ricevuto moltissime visualizzazioni soprattutto per quanto riguarda l’aspetto normativo del fenomeno. Di conseguenza ho creato questo blog sul cyberbullismo che interessa molte persone e che comunque ha grande rilevanza anche per quanto riguarda i telegiornali e gli episodi di cronaca».

C’è qualcuno che l’aiuta con il suo blog?

«No, dal momento che è un blog libero chi vuole scrivere scrive; spesso hanno preso parola avvocati, psicologi, sociologi italiani e pediatri, dunque è divenuto frutto di una collaborazione tra varie figure professionali».

Quanto è aumentato il fenomeno del cyberbullismo negli ultimi anni? Quali potrebbero essere state le cause?
«Purtroppo non abbiamo la mappatura del fenomeno che permetta di misurare il fenomeno del cyberbullismo in numeri, di sicuro però è aumentato in proporzione all’utilizzo dei social network come Facebook».

Quali sono le conseguenze di questo fenomeno?
«Spesso lo stato d’animo della vittima peggiora perché si ha una pressione psicologica nel tenere nascosto il fenomeno ad amici e genitori. Le conseguenze sono disastrose, portano depressione e malessere psicofisico esagerato. Ci sono state varie vittime, primo caso in Italia Carolina Picchio una ragazza di 14 anni, che è morta suicida».

Quale potrebbe essere un rimedio e come ci si potrebbe difendere dal fenomeno del cyberbullismo?
«Il rimedio deve essere in primo luogo un’educazione sui media; ad esempio, molti giovani che usano i social, non hanno idea che un’infinità di individui può vedere ciò che si scrive su internet, bisogna imparare che con internet non c’è confine. È come se sottovalutassero la portata del web e i problemi conseguenti».

Qual è solitamente l’età media delle vittime?
«L’età media in genere è dai 14 ai 16 anni, e non ci sono né più maschi nè più femmine, magari è leggermente più elevato il numero delle femmine ma la differenza è molto poca».

Ha mai aiutato vittime di cyberbullismo ad uscirne fuori?

«A me sono arrivate richieste di aiuto, però io purtroppo sono una giornalista e dunque non ho gli strumenti per poter aiutare questi ragazzi. Per esempio però io posso consigliare di chiedere aiuto e menzionare chi è esperto in materia. Se c’è invece una vittima che sta male e ha bisogno di aiuto, certamente si può mandare da un bravo psicologo».

E la maggior parte delle volte come agiscono i cyberbulli?
«Non è detto che il cyberbullo sia una persona forte, può essere che sia anche lui una vittima di bullismo. E quindi poi arrivato a casa si riscatta dalla vita reale e si comporta in determinati modi. In linea di massima ha dei problemi psico affettivi e dunque anche lui ha bisogno di aiuto. In merito a questo fenomeno mi sto occupando di organizzare a Mondello con l’istituto comprensivo di Palermo Leonardo Sciascia una manifestazione il 7 febbraio, che è la giornata contro il bullismo e il cyberbullismo. Tale manifestazione servirà anche a interessare i più piccoli e ad insegnare anche a loro i pericoli del fenomeno. Alle 9,30 ci sarà infatti una tavola rotonda in cui si potrà discutere sull’ argomento e alle 12  avrà luogo un flash mob con i più piccoli».

Silvia Longo, Ambra Gaeta, Adriana Sinagra e Sofia Paganini

(IIS- Liceo Classico “G.Ugdulena” – IV C – redatto in alternanza scuola/lavoro)

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